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“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia


            portare l’animale in Sardegna, regione in cui la Testuggine marginata si
            è perfettamente acclimatata.
               Le importazioni ben difficilmente hanno interessato specie animali o
            vegetali che erano già presenti nei nostri territori: così, le due sottospecie
            di Testudo hermanni rimangono ben differenziate, o almeno lo sono rima-
            ste fino a poco tempo fa. Allo stesso modo, stante la presenza, abbon-
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            dante fino ad un recente passato, della nostra tartaruga palustre europea,
            la Emys orbicularis, è improbabile che si sia proceduto ad importare l’affine
            Mauremys caspica: è un dato di fatto che il ritrovamento di esemplari di tale
            specie non sia mai stato documentato nei nostri territori.





            Note



            1  Il valore positivo riferito all’importazione di nuove specie in un ambiente è, a parere di chi
            scrive, da intendersi tutt’altro che in senso assoluto, in quanto il più delle volte l’importazio-
            ne di nuovi esseri viventi in un nuovo territorio si risolve nell’instaurazione di nuovi rapporti
            di concorrenza che possono arrivare a svantaggiare le specie autoctone. Nei casi in cui, però,
            l’importazione risalga a molto addietro nel tempo, e non abbia interessato specie eccessiva-
            mente aggressive da un punto di vista ecologico, sono stati raggiunti nuovi equilibri in cui le
            specie di importazione, oramai naturalizzate, convivono con quelle autoctone senza che dalla
            loro coabitazione si determini un effetto dannoso a carico di una di esse.
            2  Fra tutte le specie qui considerate, il fragno è l’unica per la quale l’opinione corrente sia
            orientata in favore della tesi di una sua importazione da parte degli antichi Greci, non essen-
            doci motivi che ne giustificassero l’importazione da parte di altri popoli; l’impiego del suo le-
            gname da parte dei Greci è invece un fatto assodato e pienamente condiviso a livello generale.
            3  Senza ovviamente escludere che la specie possa essere stata oggetto di diffusione in epoche
            più recenti, tale distribuzione passata (per quanto relativamente recente, risalendo essa ad ap-
            pena un secolo fa) rispecchia in maniera abbastanza precisa le zone di attività degli antichi
            Greci nel nostro Paese.
             La ghianda caonia è la ghianda della quercia di Caonia, il nome attribuito dagli autori clas-
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            sici alla vallonea con chiaro riferimento alla terra di Caonia o Chaonia, l’antico nome
            dell’Epiro, in cui la specie era abbondante al punto che tale zona fu associata per millenni al
            nome della specie.
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            5  Secondo alcune ipotesi il tempio oracolare di Zeus Ammone, che era collegato con quello di  n.
            Dodona proprio per mezzo dei piccioni viaggiatori (i quali avevano con ogni probabilità pro-  -
            prio la funzione di far conoscere in tempo reale quanto si era verificato a centinaia di chilome-  III
            tri di distanza, con evidenti vantaggi per l’attendibilità attribuita alla casta sacerdotale per ciò
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