Page 202 - SilvaeAnno03n08-005-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 202
“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia
che riguardava la sua capacità di predire il futuro), sorgeva forse anch’esso nei pressi di
un’enorme quercia con funzioni di vaticinio. Il Graves, nel suo “I miti greci”, scrive che «Le
ghiande dolci, che costituivano il nutrimento principale dell’uomo prima della coltivazione del
grano, crescevano in Libia», con evidente riferimento ad una peculiarità della vallonea, ossia
quella di essere una delle poche querce che producono ghiande commestibili, e sicuramente
l’unica a fornire un alimento di estrema importanza, in passato, per la stessa sussistenza.
6 Il fatto che si tratti di rettili e non di animali superiori è spiegabile con le caratteristiche degli
stessi rettili, animali a sangue freddo che sopravvivono per lunghi periodi senza nutrirsi e che
si prestano ad essere trasportati inavvertitamente al seguito di materiali importati senza esse-
re notati. A ciò si aggiunge il valore alimentare che si riconosceva ad alcune specie di rettili fi-
no a non molto tempo fa e che ne faceva dei preziosi alimenti freschi di cui rifornirsi prima
di effettuare lunghi viaggi via mare.
7 Tale congiunzione di terre emerse ebbe luogo in periodi molti antichi, mentre le concor-
danze biologiche fra le due sponde sarebbero da far risalire ad epoche ben più recenti. Non
si spiegherebbero altrimenti la contemporanea presenza su entrambe le sponde, accanto ad
organismi che appaiono ben differenziati benché appartenenti alla medesima specie (il caso
delle due sottospecie distinte di Testudo hermanni indicate nella Tabella 2 è, a parere dello scri-
vente, emblematico a tale proposito), quella di altri organismi che, benché non in grado di at-
traversare la barriera adriatica, non risultano minimamente differenziati. Ciò potrebbe essere
indice di una separazione, fra le due diverse popolazioni (quelle delle terre adriatiche orienta-
li e quelle delle terre adriatiche occidentali), avvenuta in tempi diversi: nel primo caso proba-
bilmente alla fine della connessione di terre emerse, nel secondo in seguito ad eventi che
avrebbero avuto luogo molto più recentemente.
8 Oltre agli esempi riportati in tabella, esistono numerose altre specie di rettili che sono signi-
ficativamente presenti solo su una delle due sponde adriatiche, e non sull’altra.
Molte delle specie di rettili, attualmente presenti in territorio ellenico o balcanico e qui consi-
9
derate vicarianti delle entità presenti lungo i territori che si affacciano sulle nostre coste adria-
tiche orientali, non sono mai state segnalate in territorio pugliese, neanche allo stato fossile.
10 La descrizione che la leggenda fa della vita del “basilisco” è abbastanza pittoresca e per-
mette di fare alcune considerazioni interessanti. Secondo la tradizione, il basilisco nascerebbe
infatti da un uovo che, deposto da un gallo “vecchio di cento anni”, sarebbe successivamente
covato, secondo altre tradizioni, da un rospo. Il basilisco rappresenta quindi senza ombra di
dubbio un animale, un vertebrato, che è stato visto nascere da uova, e pertanto non è ricon-
ducibile ad un mammifero; non si tratta neanche di un uccello, stante la sua completa assenza
di penne e di piume: si tratta quindi di un rettile (non di un anfibio perché manca nella tradi-
zione del basilisco qualsiasi riferimento all’acqua). Un rettile sicuramente poco “familiare”
(raro o quanto meno difficile da vedere, forse anche a causa della sua rarità, della sua immo-
bilità e del suo... mimetismo, si potrebbe dire a posteriori), come poco familiare è un gallo
che depone un uovo (assolutamente impossibile, questo, da vedere, a render ragione della ra-
rità del basilisco). Come la gallina cova le uova da cui nasceranno i pulcini, il rospo cova le
uova da cui nascerà il basilisco: considerata la assoluta ignoranza (all’epoca) della genetica,
per la tradizione popolare era forse normale ritenere che un animale assumesse le stesse sem-
Anno
bianze dell’animale che ne aveva covato l’uovo. Ma, mentre il camaleonte era talmente raro o
III
“invisibile” da essere probabilmente sconosciuto ai più come animale reale (se fosse stato più
-
n.
8
212 SILVÆ

