Page 203 - SilvaeAnno03n08-005-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 203

“Oriundi” d’Oriente - Flora e fauna alloctona nelle estreme regioni orientali d’Italia


            comune e forse più appariscente non sarebbe forse mai scaturita la leggenda del basilisco), il
            rospo, animale apparentemente simile, era ben più conosciuto: da qui, forse, la nascita di
            quest’aspetto della tradizione.
            11  Da Roberto Basso, “I rettili della Penisola Salentina”, op. cit.
            12  I ritrovamenti di cui si ha notizia sono stati in numero di 21 dal 1987 (anno di “scoperta”
            ufficiale del camaleonte salentino), al 1991, ma è molto probabile che tale numero sia note-
            volmente superiore. Del periodo antecedente al 1987 non si ha alcuna notizia sicura, ma è un
            dato di fatto che le popolazioni salentine conoscevano la specie, come dimostra l’esistenza
            della leggenda del basilisco ed alcuni riferimenti in monumenti e simboli (non ultimo, lo
            stemma del paese leccese di Sternatia, ubicato a non molta distanza da Nardò, che riporta in
            effigie un basilisco).

            13  Non si può escludere che il regresso delle popolazioni salentine di camaleonte fino alla loro
            esclusiva riduzione al solo territorio dell’Arneo, nei pressi di Nardò, possa essere avvenuto in
            epoca relativamente recente, quando cioè si completò il progressivo disboscamento degli im-
            portanti complessi forestali che esistevano fino a due secoli fa nel Salento. Nel bosco folto
            alternato a macchia mediterranea la specie avrebbe trovato un ambiente ottimale per passare
            inosservato per lungo tempo.
              Tale ipotesi è stata forse formulata sulla base della convinzione che la più vicina zona nella
            14
            distribuzione della specie fosse il territorio africano (considerazione pienamente compatibile
            con la premessa fatta all’inizio di questo paragrafo), tralasciando di considerare che la specie
            è invece presente anche in Europa allo stato autoctono.

            15  Oltre al Cyrtodactylus Kotschy esistono in Italia altre tre specie di geco, tutte probabilmen-
            te autoctone: il Geco comune, l’Emidattilo verrucoso ed il Tarantolino; di queste, le prime
            due sono presenti nell’areale italiano del geco di Kotschy, mentre il Tarantolino sarebbe atte-
            stato più a nord.
            16  L’inserimento “ufficiale” del geco di Kotschy fra le specie animali che costituiscono la fau-
            na italiana, avvenuto ad opera dello Schreiber, risale al 1875, ed è molto improbabile che pri-
            ma di allora il geco di Kotschy fosse stato distinto come specie a sé dagli antichi Salentini.
            17  In tempi ben più recenti, a causa dell’indiscriminata importazione clandestina di esemplari
            di Testuggine comune provenienti dalla Grecia e dall’Albania come animali “domestici”, si è
            assistito alla liberazione nei nostri territori adriatici di esemplari non autoctoni di Testudo her-
            manni subsp. boettgeri.





            Bibliografia

                                                                                        8
            AA.VV. (1959) - Conosci l’Italia vol. 3: la Fauna, Touring Club Italiano, Milano.  n.
                                                                                        -
            AA.VV. - Les Geckos d’Europe de l’ouest,                                    III
                                                                                        Anno
            http://www.batraciens-reptiles.com/geckos.htm

                                                                        SILVÆ         213
   198   199   200   201   202   203   204   205   206   207   208