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L’incendio boschivo un problema complesso con tanti quesiti da risolvere


                  Il problema non è nato oggi, ma va indietro di migliaia di anni.
                  Col fuoco si distruggevano le foreste per acquisire terreni da pasco-
               lare e da coltivare.
                  Nel mondo contadino, ieri come oggi, il fuoco è usato per bruciare
               stoppie, per ripulire i bordi dei campi dalle erbe infestanti, per bruciare
               i residui delle potature, per favorire il rigetto della vegetazione prativa.
                  Pratiche ancestrali, che un tempo erano condotte però con maggiore
               cautela, esperienza e maestrìa. Ed anche quando il fuoco sfuggiva al
               controllo dell’uomo, veniva accerchiato e spento da una moltitudine di
               contadini, spinti da un necessario spirito di mutuo soccorso.
                  Difficilmente si usava l’acqua; si batteva il fuoco radente e si pratica-
               va per lo più il “controfuoco”, facendo così terra bruciata della vegeta-
               zione, solitamente erbacea ed arbustiva, di fronte all’incendio che avan-
               zava. Operazione rischiosa ma molto efficace, praticata da chi col fuo-
               co aveva dimestichezza quotidiana.
                  Peraltro questa società contadina, pur con le sue diverse regole e con
               i profondi cambiamenti strutturali maturati nel corso degli anni non ha
               confini geografici.
                  Per questo il problema “incendio del bosco” è di portata mondiale.
                  Tutti i aesi mediterranei ne sono interessati più o meno intensamen-
               te, come la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Francia meridionale.


               Le cause
                  Non pare dunque credibile accreditare la causa degli incendi boschi-
               vi all’azione di pazzi piromani, perché se così fosse, dovrebbero essere
               presenti e scorrazzare in lungo e in largo lungo tutto il bacino del
               Mediterraneo!
                  Stando agli studi di criminologia, secondo quando riporta il Susmel,
               «i veri e propri piromani sono così rari da metterne in dubbio l’esisten-
               za; una leggenda quindi da sfatare; i quadri psicologici in cui l’incendia-
               rio è una realtà che li identifica come epilettici e dementi con deboli di
               mente e ritardati psicotici, rivelano altresì che il bosco è un loro obietti-
               vo in numero molto circoscritto dei casi. Gli incendiari di questa specie
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               rivolgono le loro gesta di preferenza contro abitazioni ed edifici, come
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               risulta da casi studiati soprattutto in Francia».
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