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Studi, ricerche e indagini per circoscrivere la parassitosi che danneggia le api e i loro prodotti
lizzato al solo scopo riproduttivo. Nelle femmine, invece, l’orifizio ge-
nitale è situato vicino alla placca genitoventrale.
Si ritiene che il Varroa (così come altre specie parassite), a differenza
della maggior parte delle specie degli acari delle api che è saprofaga o
cleptofaga, si sia evoluto da acari predatori di “api senza pungiglione”
(Meliponinae) appartenenti ad un gruppo comprendente dodici generi
della famiglia Laelapidae (Eickwort G.C., 1994).
Ciclo biologico
L’individuo chiave nello sviluppo del Varroa nelle celle di covata del-
le api del miele, è la femmina adulta fecondata. Questa si riproduce
esclusivamente in una cella di covata, in genere dopo un periodo foreti-
co. La femmina adulta sverna infatti sul corpo delle api operaie riunite
in glomere ed inizia la propria attività riproduttiva quando le condizioni
climatiche diventano idonee all’apparire della prima covata delle api. La
durata della fase foretica dipende, secondo gli apicoltori, da diversi fattori
tra cui appunto le condizioni climatiche, il periodo dell’anno (la foresia
è più breve in primavera e più lunga in estate), le variazioni di umidità
(il Varroa necessita di ambienti molto umidi).
Durante la fase foretica, il Varroa si nutre dell’emolinfa dell’ape adulta
introducendo i suoi stiletti boccali attraverso la cuticola. Il Varroa può
vivere su tutte le api (a volte anche sulla regina) ma si è osservato che
preferisce le api giovani, in particolare le nutrici, probabilmente perché
si serve di queste per entrare nelle cellette prima dell’opercolatura.
L’entrata nella cella deve avvenire in un momento ben preciso e co-
stituisce quindi un passaggio critico nella vita del Varroa. Le fondatrici
infestano la covata di api operaie e di fuchi rispettivamente nelle 15 ore
e nelle 45 ore precedenti all’opercolatura (Oldroyd B.P,. 1999).
I fattori che provocano e che influenzano l’entrata del Varroa nella
covata non sono completamente noti, tuttavia l’attrattività chimica sem-
bra essere un fattore essenziale.
Con l’utilizzo dell’olfattometro è stato infatti dimostrato in alcuni 7
casi come il Varroa sia attratto maggiormente da un flusso di aria passa- n. -
to su un gruppo di larve di fuco piuttosto che da un flusso di aria puli- III
ta. Tale ipotesi non sembra però essere confermata da esperimenti si-
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SILVÆ 193

