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Studi, ricerche e indagini per circoscrivere la parassitosi che danneggia le api e i loro prodotti


               rato boccale sufficiente a forare il tegumento delle api, sopravviveran-
               no solo per poco tempo dopo lo sfarfallamento dell’ape.
                  Anche i maschi del Varroa sono destinati a morire dopo lo sfarfalla-
               mento dell’ape in quanto il loro apparato boccale, modificato per l’ac-
               coppiamento e per il trasporto degli spermatozoi, è troppo delicato e
               debole per arrivare a lacerare la cuticola dell’insetto. Il numero di cicli di
               riproduzione di una femmina di Varroa è ancora oggetto di discussio-
               ne. In condizioni artificiali, si è potuto dimostrare che una fondatrice
               può superare gli 8 cicli, anche se normalmente questa non va oltre gli
               1,5 - 3 cicli (Martin S.J. et al., 1997).


               Relazione ospite-parassita
                  L’Apis cerana, ospite originario del  Varroa diffuso nelle regioni
               dell’Asia sudorientale, intrattiene un rapporto equilibrato con l’acaro.
               Grazie a diversi meccanismi di difesa propri di queste api ancora in fase
               di studio, l’acaro riesce a riprodursi soltanto in misura limitata su questi
               ospiti e prevalentemente nelle covate di fuchi (Oldroyd B.P., 1999).
                  Poiché nelle colonie delle Apis cerana non sempre la covata dei fuchi
               è presente, e se presente risulta comunque molto limitata, gli acari tro-
               vandosi nell’impossibilità di riprodursi, devono necessariamente so-
               pravvivere foreticamente sulle api operaie.
                  Interessante è notare come la capacità del Varroa di riprodursi e di
               diffondersi in altre celle dopo lo sfarfallamento dell’ospite sia ridotta
               del 28% nelle celle dei fuchi rispetto a quelle delle api mellifere operaie.
                  I fuchi inoltre sembrano spesso in grado di identificare ed eliminare
               direttamente il parassita, con un comportamento da considerare alla
               stregua di un fattore di tolleranza (Fries I. et al., 1996). Si noti infine che
               pure gli acari che parassitano le Apis mellifera preferiscono le celle di fu-
               co sebbene siano in grado di riprodursi efficacemente anche nelle celle
               delle api operaie (Martin S.J., 1995).
                  Come detto, non è chiaro il meccanismo di attrattività della covata
               anche se, da un punto di vista chimico, questo sembra essere più inten-
               so nelle celle di fuco (Le Conte et al., 1989).
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                  È però certo come l’acaro che indirizzi la propria scelta verso tali
               cellette, risulti sicuramente favorito nella fase riproduttiva visto che in
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