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Studi, ricerche e indagini per circoscrivere la parassitosi che danneggia le api e i loro prodotti
La differenza osservata non è stata attribuita in tale situazione a dif-
ferenze ambientali bensì direttamente all’incapacità di alcuni ceppi di
Varroa di riconoscere il segnale ormonale dell’ospite che spinge la fem-
mina adulta del parassita alla deposizione delle uova.
Purtroppo, anche se sono state avanzate ipotesi sugli ormoni di cre-
scita della larva (Hanel H. et al., 1986) e sul kairomone (Oldroyd B.P.,
2000), si è ancora lontani dal dimostrare quali siano le modalità di azio-
ne delle sostanze attivanti tale meccanismo.
Unitamente ai fattori sopra esaminati, il comportamento di auto-puli-
zia ed allo-pulizia (spulciamento) riscontrato in alcuni ceppi di api potreb-
be essere considerato un ulteriore determinante fattore di tolleranza.
Al riguardo è stato infatti osservato che nell’ape africanizzata del
Messico la tendenza allo spulciamento sia molto più evidente rispetto a
quella delle api europee. Sul punto è stato però recentemente dimostra-
to come tale comportamento si risolva per il Varroa principalmente in
un cambio d’ape e non, come era stato suggerito inizialmente, in un’eli-
minazione dell’acaro. Per questo motivo è doveroso segnalare che molti
autori contestano l’importanza dello spulciamento come elemento di ri-
cerca per la sconfitta del Varroa.
Un fattore di tolleranza al Varroa degno di maggiore interesse sem-
bra invece essere il comportamento di pulizia della covata e della cella
infestata da parte delle api. Le api africanizzate del Messico mostrano
marcatamente tale comportamento il quale risulta presente in maniera
evidente anche nei fuchi delle api cerane. Individuando le basi geneti-
che e chimiche di tale atteggiamento, si potrebbe giungere a selezionare
dei ceppi di api resistenti al Varroa.
Infine, nella ricerca potrebbero essere valutati altri fattori fino ad ora
poco considerati riguardanti le dinamiche delle popolazioni dell’acaro.
Ad esempio, quanti più Varroa invadono la stessa celletta, tanto più il
numero di discendenti per ogni parassita diminuisce per il probabile ef-
fetto di fattori inibenti rilasciati dalla larva dell’ape o dal Varroa stesso.
Tali fattori, se identificati, potrebbero essere utilmente impiegati per ri- 7
durre il tasso riproduttivo dell’acaro e contenere l’infestazione. n. -
Un’ulteriore soluzione contro le varroasi potrebbe consistere nella III
messa a punto anche di un controllo biologico virale.
Anno
SILVÆ 199

