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Anima, civiltà, paesaggio nella visione di Oswald Spengler


                  Per la civiltà millenaria della Cina la terra non è invece una illusione
               nefasta: è il luogo naturale degli uomini, una dimora da coltivare e da
               arricchire. Spengler attribuisce all’anima cinese una sorta di tendenza al
               “collezionismo”. Il paesaggio cinese tende così a diventare così “giardi-
               no”, cioè luogo in cui le piante, gli elementi architettonici, i fregi vengo-
               no accostati con cura (e tale tendenza si proietta dalla Cina al
               Giappone). Ovviamente ogni giardino, come spazio armoniosamente
               curato, richiede un muro di cinta; allo stesso modo la Cina richiede una
               grandiosa “muraglia”.


               3. Paesaggio antico e moderno
                  Le pagine più interessanti del Tramonto dell’Occidente sono probabil-
               mente quelle in cui Spengler pone a confronto la civiltà antica (storica-
               mente compresa tra la calata degli Indo-Europei in Grecia e il tardo
               Impero romano) e la civiltà europea (che incomincia con la Wanderung
               dei Germani e proseguirà, ipotizza Spengler, ancora altri due secoli). Lo
               spirito dei Greci e dei Romani è concentrato sul “presente”. Egli ama le
               forme perfette che si manifestano in questo mondo alla luce del giorno.
               Mentre l’Egizio volge il suo sguardo al mondo dell’aldilà, mentre l’in-
               diano cerca di sottrarsi alla “maya” del divenire, l’uomo antico si cala
               nel tempo presente e percepisce l’elemento divino nelle forme concre-
               tamente percepibili. Lo “spazio” concepito dai Greci è uno spazio che
               ha una forma ben precisa, dunque un principio e una fine. Il Greco non
               ama l’illimitato: solo ciò che ha un limite, dunque una forma ha per lui
               un significato e un valore. Il suo spazio politico è compreso nell’oriz-
               zonte della Polis, la città-Stato. Il suo spazio geografico ha anch’esso un
               limite: si ricordi il “Non plus ultra”, posto da Ercole alle Colonne di
               Gibilterra. La statua greca e il tempio greco esprimono ancor meglio
               della filosofia questa predilezione dell’uomo antico per lo spazio defini-
               to, per la forma precisa. La statua dell’uomo nudo, dalle perfette pro-
               porzioni, illustra l’ideale divino dei Greci: attraverso la perfetta fisiono-
               mia delle forme l’anatomia viene innalzata ad uno splendore metafisi-
               co. Il tempio greco è fondamentalmente una casa: la casa in cui abita la
               divinità; anch’esso è regolato da precise proporzioni, assolutamente
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               lontane da ogni tentazione di gigantismo. Non a caso i Greci percepiro-
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