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Anima, civiltà, paesaggio nella visione di Oswald Spengler
voro Il Tramonto dell’Occidente Spengler studia le civiltà umane in base a
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un principio di analogia che le accomuna agli organismi viventi.
1. Le civiltà come organismi
Come farfalle in un campo, così le civiltà spuntano sul terreno del-
l’umanità in senso lato: ognuna di esse ha una sua indistinguibile forma,
che si manifesta fin dal principio nella fase alta della propria storia (la
“Kultur”) e che si dispiega nelle creazioni della religione, della morale,
dell’arte, della scienza e della tecnica. Quando una civiltà ha espresso le
sue potenzialità più alte essa giunge ad una fase di maggiore esteriorità:
l’arte e la poesia ripiegano nel classicismo, il pensiero esaurisce la sua
creatività e rifluisce in un peculiare fideismo, la tecnica produce crea-
zioni gigantesche, ma prive ormai di un significato interiore (è questa la
fase della cosiddetta “Zivilisation”). In politica dominano le potenze
del denaro e a quel punto una nuova barbarie scuote, dal basso o dal-
l’esterno, equilibri sociali da lungo tempo rodati e perciò stesso logori.
Il Tramonto dell’Occidente è opera “wagneriana”, per l’ampiezza delle
dimensioni, per l’epicità dello stile, e anche per il destino ineluttabile
che essa sembra indicare alla civiltà euro-occidentale. Spengler ne pub-
blicò la prima edizione quando le sorti della Germania nella prima
guerra mondiale non erano ancora state decise, eppure erano facilmen-
te prevedibili. La seconda edizione, di molto accresciuta, comparve
quando il caos del dopoguerra investiva in pieno la Germania di
Weimar, ma anche la Francia e la Russia; mentre l’Italia si incamminava
nell’esperimento del “cesarismo”, ovvero della dittatura plebiscitaria di
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Benito Mussolini.
Per i suoi ammiratori, il pensiero di Spengler ha qualcosa di profeti-
co: egli in effetti previde le forme delle dittature carismatiche; il preva-
lere assoluto degli ideali della tecnica su ogni altra forma di considera-
zione umanistica; intuì che l’Occidente proprio nel momento della
massima esternazione del suo potere materiale superava il punto più al-
to della sua parabola. Spiegò con cento anni di anticipo certe dinamiche
teologiche che spingono il cristianesimo di oggi a battere in ritirata di
Anno
fronte al ribollente espansionismo dell’Islam; intuì che il Ventesimo se-
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colo sarebbe stato degli Americani.
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