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Biodiversità e gestione sostenibile degli ecosistemi forestali


               l’uomo e determina la sua crescita culturale. È un circolo virtuoso che,
               attraverso tale consapevolezza, porta l’uomo ad un’attenzione crescen-
               te verso l’ecosfera. La natura dell’uomo è la sua cultura e l’uomo perce-
               pisce la natura attraverso la cultura (Patrone, 2005).


               Conclusioni
                  La conservazione della biodiversità sarà possibile se sarà consentito
               l’utilizzo “sostenibile” delle risorse naturali. Sarà, dunque, necessario mu-
               tare il metodo: l’ecosfera deve essere utilizzata come risorsa rinnovabile e
               non come miniera dalla quale prelevare tutto quanto possa occorrere fi-
               no al suo totale esaurimento. La gestione forestale deve allontanarsi dalle
               sterili pratiche selvicolturali che guardano esclusivamente al raggiungi-
               mento del bosco “normale”; alla conservazione della perpetuità della
               provvigione attraverso interventi finalizzati alla mera produzione di le-
               gname senza alcuna attenzione alla pericolosa semplificazione dell’ecosi-
               stema che ne possa derivare. Ogni intervento di coltivazione dovrà trova-
               re il proprio viatico nella “sostenibilità ambientale” in modo che, anche a
               costo di rinunciare a qualche metro cubo di legname prodotto o tonnel-
               lata di CO 2 assorbita, possa sempre essere preservata ed accresciuta la
               biodiversità e, quindi, la stabilità ecofisiologica della biocenosi.
                  L’utilizzazione degli ecosistemi per il miglioramento della qualità
               della vita dell’uomo non può e non deve essere condannata, come spes-
               so avviene in talune posizioni riconducibili all’ambientalismo radicale.
               L’agenda da seguire è quella dei criteri di perpetuità e stabilità.
                  In questa prospettiva la coesistenza dei principi di protezione e produ-
               zione non dovrà più essere considerata un ossimoro ma potrà invece rap-
               presentare il patto tra gli estremi “antropocentrico” ed “ecocentrico”.
                  La pianificazione forestale assurgerà, pertanto, ad un ruolo determi-
               nante in quanto potrà qualificarsi quale unica attività in grado di modu-
               lare gli interventi nel tempo e nello spazio e rendere possibile l’adozio-
               ne, in ogni popolamento e in considerazione delle particolari forme
               strutturali, di quelle forme di governo e trattamento che meglio possano
               conciliare la diversità biologica con le particolari esigenze economiche;
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               una forma di operatività “sostenibile” anche in grado di svilupparsi nel
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               pieno rispetto del patrimonio storico e culturale delle popolazioni locali.
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