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Il lavoro e la festa: il ciclo del vino nella Roma Antica
va il corpo così come il contadino “curava” il vino attraverso un giusto
equilibrio fra i suoi componenti, perché la bevanda non era prodotto na-
turale, ma sapiente ricavato di una raffinata tecnica. E nella sua valenza
religiosa - non esiste nella Roma tradizionale atto umano che non abbia
il suo fondamento in un superiore ordine divino - esso veniva affidato e
offerto a Giove, protettore dell’equilibrio umano e di quello di un mon-
do individuabile esclusivamente nell’ordine di Roma.
Il calendario
Prima di considerare le fasi della preparazione del vino e quindi delle
feste che ne scandivano i tempi, è opportuno esporre in sintesi le carat-
teristiche del calendario romano antico, i Fasti, quale sistema impre-
scindibile per regolare la vita degli uomini e il loro rapporto fra loro e
con gli dèi.
All’origine, l’Urbe aveva un calendario lunare, fondato sull’osserva-
zione diretta dell’astro, sul cui ciclo veniva organizzato il ciclo festivo.
Precisamente un pontifex svolgeva questo compito di scrutatore della lu-
na: appena vedeva comparire il primo falcetto avvertiva il rex sacrorum,
che convocava (kalabat, da cui Kalendae) l’assemblea e indicava i giorni
in cui sarebbero cadute le None (primo quarto) e le Idi (luna piena). Alle
None proclamava l’assetto festivo dell’intero mese.
Il calendario romano appariva pertanto alla sua origine legato essen-
zialmente al rapporto visivo tra il cittadino e la luna, mentre risulta col-
locato in secondo piano l’elemento sole. Così può spiegarsi l’attribuzio-
ne a Romolo di aver costituito un anno di dieci mesi; cosa che fa dire a
Ovidio che il re doveva conoscere meglio le armi che le stelle (“Scilicet
arma magis quam sidera, Romule noras”, Fast. 1, 29). Fatto che può in-
vece meravigliarci meno se consideriamo che, dato un sistema liturgico
regolato dalle fasi lunari, di poco conto doveva essere che l’anno fosse
di 300 o di 355 giorni, come quello che venne poi attribuito a Numa,
visto che in entrambi i casi a un omogeneo passaggio lunare corrispon-
deva un passaggio stagionale sempre mutevole.
Anche il calendario numano, mantenuto per tutta l’epoca repubbli-
cana, restò dunque legato all’esigenza di un’aderenza tra festa e visione
Anno
lunare, visto che abbiamo un anno di dodici mesi così composto: mar-
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