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L’uomo del XII secolo di fronte alla natura


               in cui si sviluppa maggiormente il senso della natura rivelando «una ben
               più profonda nota di umanità e di poesia che riesce a situare l’eterno de-
               stino dell’uomo nel più vasto quadro della natura e della vita». Infatti
               nelle leggende agiografiche la natura inanimata e gli stessi animali di-
               vengono docili all’azione e alla parola del Vir Dei, sottomettendosi a lui
               per ristabilire quell’ordinamento originario che era stato compromesso
               dal peccato.
                  Il mondo animale appare legato al discorso agiografico non solo me-
               diante qualche episodio d’eccezione, ma attraverso una trama fitta di ri-
               ferimenti, che vanno dalla vita quotidiana alle esperienze mistiche, dal
               simbolo all’azione taumaturgica, fino ad interessare talvolta in modo
               precipuo gli stessi intenti agiografici degli autori. Il potere taumaturgi-
               co, per esempio, è il frutto di una ascesi che fa varcare al santo il limite
               della condizione naturale umana. Quando il santo ha raggiunto quel po-
               tere sulla natura, allora compie un miracolo che sancisce ufficialmente
               il raggiungimento dello stato taumaturgico. Il santo rifiuta perciò la so-
               cietà umana come segno e sfera di cultura e si orienta verso un’accetta-
               zione della natura nel suo dinamismo primitivo, spesso con il rifiuto di
               quanto caratterizza una cultura evoluta: cibi cotti, uso della carne, allog-
               gio costruito con materiale resistente. L’eremita sceglie una grotta, con
               sorgente d’acqua nelle vicinanze; si ciba di erbe crude selvatiche non
               coltivate. Spesso è considerato come una bestia selvaggia, non addome-
               sticata. La natura possiede un valore sacro, sacrale, simbolico. Il santo è
               intensamente incarnato nel mondo visibile, anche se apparentemente
               compie alcune scelte che si iscrivono nella nota tematica del contemptus
               mundi, del disprezzo del mondo. Anche allora bisogna ricordare il tema
               della admiratio mundi, dello stupore di fronte ad un universo che l’uomo
               medievale cercava disperatamente di capire meglio, di interpretare, di
               addomesticare, perché lo condizionava nel suo itinerario umano e spiri-
               tuale. La comprensione dell’universo non si accontenta di riprodurre i
               soli temi biblici, poiché riscontriamo una diffusa mentalità di origine
               dionisiaca ed erigenista, che offre una visione gerarchizzata dell’univer-
               so. Tutti gli esseri sono collegati, tutti progrediscono in un insieme in
               cui causalità e significato coincidono; questo insieme è la teofania, la
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               manifestazione di Dio che parla attraverso il creato, che utilizza il crea-
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