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L’uomo del XII secolo di fronte alla natura


               affermare con certezza che nell’alto Medio Evo infatti tutti i ceti socia-
               li fanno ampio consumo di carne, e più in generale dei prodotti del-
               l’economia silvo-pastorale, ed in particolare che tutti i ceti superiori
               mangiano soprattutto carne: in effetti la carne è per il signore medieva-
               le assolutamente irrinunciabile, fa parte della sua cultura, come l’amore
               per la caccia e per la guerra, e rinunciare alla carne era motivo di pro-
               fonda umiliazione, esserne privati una delle maggiori punizioni. Quindi
               l’assunzione o il rifiuto di consumare carni viene ad assumere un signi-
               ficato fondamentale, che va ben oltre l’atto della nutrizione, perchè l’ali-
               mentazione non è solo un fatto biologico, ma anche un ‘sistema di co-
               municazione’ con un ben preciso valore informativo, e tale informazio-
               ne è di ordine prettamente sociale: in altre parole il cibo ha espresso nei
               secoli la condizione sociale di chi lo consuma, e questo vale per la quan-
               tità e per la qualità del cibo. Per i monaci dunque quello alimentare era
               uno degli ambiti preferiti dove esercitare l’ascesi, su una scia di una tra-
               dizione che risale fin all’Antico Testamento. Le leggi dietetiche infatti
               costituivano simboli che ogni volta inducevano alla meditazione sul-
               l’unità, purezza e completezza di Dio. Attraverso le norme dell’asten-
               sione la santità riceveva un’espressione fisica in ogni incontro con il re-
               gno animale, ad ogni pasto. Attraverso il digiuno, i monaci combatteva-
               no le tentazioni e le debolezze della concupiscentia carnis. La legislazione
               pacomiana, seguita poi da quella di San Basilio, propone le linee lungo
               cui verranno elaborati i successivi modelli di comportamento: una ali-
               mentazione frugale e semplice a base di pane, lattughe selvatiche e in-
               tingoli di pesce.
                  Per il monaco, prima fonte alimentare risulta essere proprio il pesce
               poiché, se le regole monastiche vietano il consumo di carne, non si op-
               pongono invece a quello di pesce: i monasteri infatti sorgevano sempre
               in prossimità di fiumi e ruscelli. L’osservanza della regola imponeva poi
               un largo consumo di ortaggi, legumi e cereali, mentre la rinuncia ad ali-
               mentarsi con carni animali trova riscontro in tutte le Regole monastiche
               occidentali. In particolare uccidere gli animali è considerato l’opposto
               della ritrovata armonia del cosmo, per effetto della grazia divina. Inoltre
               ovviamente per procurarsi la carne era necessario andare a caccia, ed è
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               opportuno ricordare che la condanna della caccia attraversa tutto il
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