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L’uomo del XII secolo di fronte alla natura


               Anche l’alfabeto runico, usato dalle popolazioni germaniche ed an-
            glosassoni, si richiama al simbolismo animale, dal momento che alcuni
            caratteri runici rappresentavano animali, come il cavallo e l’uro. Quello
            che orienterà l’utilizzazione delle varie tradizioni precristiane è la
            Bibbia, con le sue molteplici chiavi di lettura, i protagonisti della storia
            sacra, ed i suoi animali ed il simbolismo di cui venivano caricati. Tutto
            un mondo di animali con i suoi mirabilia,i portenta ed i monstra entra nel-
            l’orizzonte cristiano, e trova la sua sistemazione in una nuova sfera del
            sacro, ove punto di riferimento essenziale è la Bibbia, con i suoi anima-
            li e le varie interpretazioni simboliche, così delle loro nature come dei
            loro nomi, perché nel libro sacro anche le sillabe, gli apici, i punti plena
            sunt sensibus. La natura stessa è considerata come un vero e proprio libro
            scritto da Dio, scriptus digito Dei, un discorso cioè creato dalla potenza di-
            vina e rivolto agli uomini per manifestare la sua invisibile sapienza. La
            presenza di animali è costante nella Bibbia così come lo sarà nei testi dei
            Padri della Chiesa e della letteratura omiletica, e la tradizione dell’utiliz-
            zo delle figure animali passò poi nel Physiologus trattato di storia natura-
            le moralizzata, composto in greco alla fine del II secolo e da lì ai
            Bestiari, tramandato fino ai nostri giorni nelle favole per bambini. È
            nello spazio cronologico e dottrinario che va da Origene a
            Sant’Agostino, che si sono formulati quelli che per tutto il Medio Evo
            resteranno i fondamenti teorici del Bestiario, che si svilupperanno in
            una serie di compilazioni sempre più ampie, dove il nesso primitivo e ri-
            tenuto necessario tra nozioni zoologiche e allegorie, tende progressiva-
            mente ad allentarsi e il principio ermeneutico introdotto dal Physiologus
            diventa un semplice schema applicabile, in modo quasi meccanico, a
            qualsiasi animale reale o fantastico.
               Le possibilità di lettura delle nature animali sono diversificate e non
            dipendono soltanto da un’eventuale diversità del lettore, se si tratti per
            esempio di ambito monastico o laico. Rimane fissa per tutto l’arco del
            Medio Evo l’importanza della considerazione del Physiologus: «Poiché
            sono di duplice natura, e lodevole e biasimevole, tutte le creature». La    6
            maggior parte delle nozioni che allora si possedevano sul mondo della       n.
            natura provenivano prima di tutto dalla sterminata, ma piuttosto caoti-     -  II
            ca ed enciclopedica, erudizione del basso impero, venendo così spesso
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