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L’uomo del XII secolo di fronte alla natura
relegato in un posto di minor rilievo lo spirito di osservazione persona-
le, tacciato di mera curiositas e a questo titolo in gran parte esorcizzato.
La pluralità di valenze e connotati con cui decifrare l’animale, come pu-
re l’ambiguità ad esso connaturata, quasi riflettono l’ambiguità con cui
la natura nel suo complesso si propone all’uomo del Medio Evo: insie-
me matrigna e nutrice, sovente ostile eppure supporto indispensabile e
diretto per la vita di ogni giorno. Il mondo intero era considerato esse-
re conteso tra due forze, il divino e il demoniaco. Questa è una chiave
fondamentale per decifrare il significato del largo uso del simbolismo: il
bene e il male, i vizi e le virtù, costituivano per l’uomo medievale le due
sponde del destino umano: della salvezza o della perdizione. Tutto era
subordinato a questa visione dualistica del mondo. Tutto quel popolo di
animali che costituisce lo zoo dei trattati de natura rerum, dei bestiari, del-
le espressioni figurative, e che una mentalità moderna è tentata di con-
siderare semplice creazione di una “capacità fabulatrice”, trova la sua
realtà in un universo di conoscenze simboliche ove la natura propria de-
gli oggetti sta nel loro essere segni, parole; così il discorso de natura re-
rum passa spontaneamente dall’historia all’interpretazione allegorica, mi-
stica, profetica che non solo spiega, ma conferisce realtà al simbolo.
Il linguaggio del simbolo è dunque senza dubbio l’unità di misura
per immergersi nel mondo del Medio Evo laico ed ecclesiastico, artisti-
co e letterario, così come in quello della vita quotidiana. Simbolo che
non è mai suscettibile di una sola interpretazione. Come asserisce
Franco Cardini, la vasta produzione di enciclopedie di “zoologia fanta-
stica” del Medio Evo, «pur nella pluralità degli stili e nella diversità del-
le fonti, non costituisce affatto una congerie disordinata di fantasie, ma
conserva un’intima coerenza per cogliere la quale è necessario soltanto
decifrarne il linguaggio». Il simbolismo cristiano salva ed unifica in un
unico contesto religioso tradizioni culturali di origine diversa, molte
delle quali provengono dalla cultura tardo antica, dai miti delle origini
filtrati dall’oriente, dall’esegesi platonica e stoica, alle sue utilizzazioni e
amplificazioni ermetiche, gnostiche, apocalittiche.
Lo storico delle religioni Eliade asserisce che il simbolismo attua la
solidarietà permanente dell’uomo con la sacralità. L’origine greca del
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termine chiarisce il suo significato: il verbo synballein significa infatti
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