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L’uomo del XII secolo di fronte alla natura
“mettere insieme”, unire il significato trasmesso da un oggetto a una
differente realtà, dunque il procedimento di significare determinate co-
se mediante la rappresentazione di cose diverse assunte in loro vece.
Così parla del simbolo Demetrescu: «Considerare per esempio una sce-
na di caccia raffigurata su un sarcofago paleocristiano semplicemente
come una scena di caccia limitandosi a descrivere quello che già si vede,
sarebbe come spiegare una parabola di Cristo elencando i sostantivi ed
i predicati del Discorso della Montagna. Per conoscere i significati della
Bibbia, si deve imparare a leggerla, ed il miglior maestro ne è la tradizio-
ne patristica, l’insegnamento dei Padri della Chiesa. Un capitello od un
sarcofago sono come un testo sacro che bisogna saper interpretare e
decodificare: dove finisce la descrizione del capitello inizia il mistero del
simbolo». Dunque uno strumento privilegiato, che trasforma e rende
accessibili realtà altrimenti impossibili da rappresentare e comunicare,
in modo particolare capace di metterci in contatto con il sacro.
In questo breve panorama di riferimenti al significato del simbolo,
non si può fare a meno di citare Charbonneau-Lassay, che nel suo stu-
dio Il bestiario di Cristo ha messo in luce più di ogni altro studioso la ric-
chezza del simbolismo animale e del suo significato nel linguaggio cri-
stiano: «La sfera della divinità è per definizione qualcosa di non intelli-
gibile il simbolo è un linguaggio universale che offre molteplici signifi-
cati accessibili a tutti: evocando verità racchiuse nell’anima, il simbolo
rivela il sacro parlando a ciascuno secondo le proprie capacità, superan-
do i limiti della conoscenza analitica. […] E questa lingua figurata, che
si schiude nelle sante catacombe sotto i raggi indecisi e misteriosi delle
lampade benedette ed in un’atmosfera di eroismo che emana dal sangue
dei martiri là distesi, questa lingua estranea ad ogni parola, ma che par-
la e che la si intende con gli occhi, acquista molto presto una magnifi-
cenza d’espressione, una potenza comunicativa tale da aprire agli spiriti
sentieri affascinanti per avvicinarsi a Dio». A sua volta Guenón sottoli-
nea come il simbolo sia il solo mezzo per trasmettere «tutto quell’ine-
sprimibile, che costituisce il dominio proprio di una conoscenza spiri- 6
tuale effettiva ma trascendente, o piuttosto per deporre in germe le n.
concezioni di tale ordine nell’intelletto di chi aspira a siffatta conoscen- - II
za, poiché tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concor-
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