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Strategie e politiche nelle relazioni tra agricoltura e biodiversità


               vaguardare la biodiversità nei processi di pianificazione dello sviluppo
               economico. Si concentrano in questo periodo il maggior numero di
               convenzioni a carattere globale sulla tutela della biodiversità, promosse
               dall’ONU: tra queste, la Convenzione sulle zone umide di importanza
               internazionale, che interessa 80 Paesi, tra cui l’Unione europea per la
               prima volta presente come parte firmataria.
                  A partire dal 1972, per un decennio, si sottoscrivono convenzioni
               sulle singole specie e sui loro habitat e si cerca di tutelare il patrimonio
               culturale e naturale, frenando l’intervento distruttivo dell’uomo, e  rico-
               noscendo così la necessità di trasmetterlo alle generazioni future.
                  Negli anni Ottanta la questione ambiente diventa un’emergenza per-
               cepita da gran parte della popolazione mondiale: nel 1980 IUNC,
               UNEP, WWF, FAO e UNESCO preparano la World Conservation
               Strategy, con lo scopo di chiarire l’importanza della conservazione delle
               risorse viventi per la sopravvivenza dell’umanità e per lo sviluppo so-
               stenibile. Viene infatti descritto il modello sostenibile come «manteni-
               mento dei processi ecologici essenziali per la produzione di alimenti;
               salvaguardia della diversità genetica nel mondo animale e vegetale; svi-
               luppo degli ecosistemi». Nel 1987 il rapporto Our Common Future,
               della commissione Brundtland, sottolinea l’esigenza di cambiare il mo-
               dello di sviluppo socio-economico in forte contrasto con le evoluzioni
               in atto nella biosfera.
                  L’ambiente è indicato come fattore di sviluppo senza frontiere: non
               può essere protetto in un punto e degradato altrove: per questo tutti i
               Paesi, sia del nord che del sud del mondo, devono tutelarlo.
                  I principi enunciati dal rapporto della commissione Brundtland in-
               troducono la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo svilup-
               po svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; essa rappresenta la pietra miliare
               nel panorama mondiale della ricerca sullo sviluppo sostenibile e sulla
               tutela della biodiversità. Nonostante l’esiguità dei risultati, la conferen-
               za definisce, a livello di diritto internazionale ambientale, i principi di
               equità intergenerazionale e di sviluppo sostenibile. La conferenza redi-
               ge poi tre documenti non vincolanti e due trattati internazionali: fra
               questi è necessario ricordare Agenda 21, attraverso la quale vengono
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               espresse le priorità ambientali del ventunesimo secolo. Agenda 21 defi-
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