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Strategie e politiche nelle relazioni tra agricoltura e biodiversità


               Poiché ancora oggi più del 40 per cento dei terreni è agricolo, è sugli
            addetti al settore che ricade gran parte della responsabilità per la prote-
            zione della biodiversità. Attraverso l’adozione di idonee tecniche di col-
            tivazione (agricoltura biologica e agricoltura a basso impatto ambienta-
            le) gli agricoltori possono mantenere il fragile equilibrio tra la propria
            terra e gli ecosistemi circostanti.


            Le politiche per la tutela della biodiversità
               L’esigenza di proteggere le risorse naturali sul piano istituzionale
            risale agli inizi del 1900, mentre le politiche di salvaguardia della bio-
            diversità economica, biologica, politica, antropica e giuridica, sono
            più recenti.
               Per poter riassumere le politiche messe in atto occorre operare  una
            distinzione cronologica, suddividendo l’analisi in tre periodi storici.
               Prima degli anni Settanta il processo di forte industrializzazione de-
            terminò l’aumento progressivo dell’utilizzo di risorse naturali nei pro-
            cessi produttivi e spinse molti Paesi ad aderire a convenzioni interna-
            zionali (Convenzione sulla conservazione degli uccelli utili all’agricoltu-
            ra, Parigi, 1902; Convenzione internazionale sulle aree protette,
            Londra, 1933; Convenzione internazionale per la protezione degli uc-
            celli, Parigi, 1950, ecc.), con l’obiettivo di ridurre i fenomeni di inquina-
            mento e sfruttamento delle risorse. Gran parte di queste convenzioni
            internazionali sono rivolte alla tutela della biodiversità a livello di spe-
            cie, con particolare interesse alla fauna, e contraddistinte dalla volontà
            di conservazione museale di paesaggi incontaminati; vengono altresì
            ratificate convenzioni che, evitando il prelievo eccessivo di risorse rin-
            novabili, hanno come obiettivo principale la salvaguardia della biodi-
            versità antropizzata. In tal senso va vista la regolamentazione della cac-
            cia alle balene, della pesca nel Mar Nero (Washington, 1946), della pe-
            sca di tonni nell’ Atlantico (Rio de Janeiro, 1966): si comincia così a
            parlare di conservazione in situ, con la realizzazione delle prime aree
            protette, pur senza ancora parlare di biodiversità a livello genetico.      6
               Con la conferenza di Stoccolma del 1972 inizia il passaggio graduale     n.
            al periodo più  fruttuoso per le iniziative sulla biodiversità. La confe-   -  II
            renza sancisce 26 principi per promuovere lo sviluppo sostenibile e sal-
                                                                                        Anno

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