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Strategie e politiche nelle relazioni tra agricoltura e biodiversità


            l’uomo, 200 sono state addomesticate per uso alimentare ma solo 15-20
            specie sono utilizzate a fini commerciali (il 75% è rappresentato da
            mais, grano e riso).
               Il presente contributo intende mettere in luce, con riferimenti al-
            l’agricoltura, la situazione attuale della biodiversità da un punto di vista
            strategico e delle politiche, in modo da esplicitarne gli obiettivi da per-
            seguire e limitarne le eventuali possibili ricadute negative.


            Diversità biologica e agricoltura
               Il termine “biodiversità” deriva dal greco bios (vita) e dal latino diver-
            sitas (varietà, molteplicità) e significa letteralmente “diversità della vita”.
            La biodiversità è alla base dell’agricoltura (come specificato dalla confe-
            renza di Rio del ’92) ed è costituita da due elementi, quello genetico e
            quello ecosistemico. Nel corso dei secoli, le specie vegetali ed animali
            hanno subito fenomeni di mutazione ed ibridazione sia per cause an-
            tropiche sia meramente naturali. La diversità genetica consente quindi
            alle specie, coltivate e non, di adattarsi e crescere in condizioni estreme,
            come, ad esempio, in situazioni di carenza idrica e su terreni poveri di
            nutrienti, nonché di resistere alle aggressioni di insetti fitofagi e di ma-
            lattie, producendo anche elevate quantità di olio o di proteine.
               Le attività agricole hanno inoltre contribuito ad arricchire la biodi-
            versità: in alcune zone si sono creati e mantenuti particolari ecosistemi
            e habitat, grazie alla presenza di un mosaico di campi coltivati e alla lo-
            ro delimitazione con siepi e fossati, in cui  hanno trovato rifugio e cibo
            talune specie di flora, fauna e microfauna. L’agricoltura dopo aver tra-
            sformato l’ecosistema originale in un ambiente seminaturale, ha garan-
            tito la sopravvivenza di specie endemiche minacciate d’estinzione.
               L’agricoltura non intensiva contribuisce dunque a conservare specie,
            varietà o razze di piante ed animali, sia selvatici sia domestici, nonché
            ecosistemi spesso fragili, che se abbandonati andrebbero persi.
               L’evoluzione e la crescita della popolazione sono avvenute di pari
            passo con l’evoluzione dell’agricoltura. Inizialmente non ci sono state     6
            grandi modificazioni ed interferenze tra uomo e natura, in quanto per       n.
            l’alimentazione si utilizzava quello che la natura stessa metteva a dispo-  -  II
            sizione; successivamente, di fronte al costante incremento demografi-
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