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Danni agli autoveicoli causati da fauna selvatica


                  Lo scorso agosto, per esempio, sono stato contattato dalla redazione
               di “Donna moderna” per fornire una risposta ai dubbi di una lettrice
               che «verso le undici di sera mentre percorreva la strada che da San Vito di Cadore
               porta a Cortina d’Ampezzo» aveva subito ingenti danni alla propria auto-
               vettura a causa di un «grosso cervo che era piombato sul cofano del furgone nuo-
               vo di zecca».
                  Il mio intervento doveva estrinsecarsi rigorosamente in 25 righe, di-
               venute poi 20 per esigenze redazionali e per autonomi tagli del capore-
               dattore. Sinceramente, non so se la lettrice, in quelle 20 righe stringate,
               abbia realmente trovato una risposta ai suoi dubbi e se sia riuscita, nel
               frattempo, ad ottenere un congruo risarcimento dei danni subiti nel si-
               nistro automobilistico. La materia, infatti, è molto complessa e conse-
               guentemente meritava di essere trattata ed approfondita con uno spazio
               maggiore. Da qui l’idea di questo articolo.


                  I casi di collisione tra autovetture con fauna selvatica riempiono con
               sempre maggiore frequenza i verbali dei 1.160 Comandi Stazione del
               Corpo forestale dello Stato; in Italia rappresentano un fenomeno di di-
               screta dimensione sia in quanto costituiscono il 3 per cento del numero
               totale dei sinistri automobilistici e sia poiché hanno causato, nel decen-
               nio 1995-2005, circa 150 vittime e qualche centinaio di feriti gravi.
                  L’enorme aumento del parco automobilistico circolante per le strade
               italiane, il continuo sviluppo della rete viaria che penetra nei boschi, di-
               vide le valli e costeggia le montagne nonché il considerevole aumento
               sul territorio nazionale della fauna selvatica hanno comportato come
               conseguenza la corrispondente crescita dei sinistri.
                  Per ovvi motivi dimensionali, il fenomeno riguarda principalmente le
               popolazioni di ungulati artiodattili: ossia cervidi (cervi, daini e caprioli),
               bovidi (camosci, stambecchi, mufloni e capre inselvatichite) e suidi (cin-
               ghiali). In particolare, i giovani caprioli maschi sono gli ungulati che pa-
               gano il più alto tributo alla circolazione stradale, seguiti dai cinghiali du-
               rante la fase della dispersione giovanile e dai cervi maschi durante la sta-
               gione dei bramiti. I bovidi sono più “fortunati”, in quanto il numero
               delle autovetture circolanti nel loro habitat naturale (alta montagna) è
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               sensibilmente basso e scompare del tutto durante i mesi invernali.
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