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La ferrovia decauville nella Foresta Umbra


               metri e da qui alla strada provinciale Vico - Monte Sant’Angelo, nella
               parte apicale del complesso boscato (800 m.) altri 5,320 chilometri. A
               questi 18 chilometri si aggiungono 4 tronchi secondari, arrivando a mi-
               surare complessivamente 23.677 metri di ferrovia in opera.
                  Nei primi anni Cinquanta la rete ferroviaria si dimostra ancora
               utile. Il lavoro della segheria Mandrione è ripreso a pieno ritmo.
               Nell’esercizio finanziario 1953-54, per esempio, nell’opificio vengo-
               no lavorati 3.751 mc di legname tondo con una produzione di 2.860
               mc di segati. La segheria, all’epoca, era dotata di una linea ferroviaria
               interna (circa 700 metri), con piattaforme girevoli, speciali carrelli e
               modernissime macchine per la segagione dei tronchi e la lavorazione
               del legno: una troncatrice Brenta, una multilame Wolgatter, due se-
               ghe circolari, quattro refendini, una pialla a filo, una trafila per basto-
               ni e il macchinario per l’affilatura delle lame. Vi era anche una caldaia
               (alimentata dal pesante locomobile Wolf) per la vaporizzazione a
               pressione che rendeva il legno del Faggio visivamente simile al pre-
               giato mogano. Nell’Ufficio territoriale per la biodiversità di Umbra,
               si può ancora vedere qualche bel mobile costruito col “faggio vapo-
               rizzato”. Curioso il fatto che, spesso, le costose lame delle seghe su-
               bivano seri danni a causa della presenza di pallottole o frammenti di
               queste, all’interno dei tronchi, segno della permanenza - in Foresta -
               durante il periodo bellico, delle truppe alleate e dei metodi di caccia
               poco ortodossi praticati da quei soldati (si dice sparassero ai caprioli
               con le mitragliatrici!).
                  Già nei primi anni Sessanta comincia il progressivo disuso della fer-
               rovia e il conseguente smantellamento. I costi di esercizio e della manu-
               tenzione, lo sviluppo della rete stradale e l’avvento dei moderni veicoli
               rendono il trasporto con la decauville costoso e irrazionale: l’auspicio
               (risalente invero al 1935!) della costruzione, lungo la sede della ferrovia,
               di una camionabile che eviterà il lungo giro, allora necessario per rag-
               giungere Vieste, attraverso Vico e Peschici, vede la possibilità di con-
               cretizzarsi. La ferrovia inoltre ha fatto e fa purtroppo registrare nume-
               rosi incidenti tra gli operai addetti e un livello di pericolosità sempre
               meno tollerato. A titolo di esempio si riporta che, nonostante i frequen-
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               ti ordini di servizio che invitano alla prudenza e allo scrupoloso con-
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