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La ferrovia decauville nella Foresta Umbra
consegna, fra l’altro, l’intera linea (20 chilometri di ferrovia), 25 car-
relli e un locomobile Clayton. Parte della ferrovia è già impiantata; i
carrelli, il locomobile e altri binari sono invece depositati in bosco.
La stessa società si impegna a completare la rete ferroviaria con la
costruzione di altri 18 chilometri di binario. Ma la Società Anonima
fallisce e l’Azienda, che rileva a titolo di risarcimento danni anche la
nuova rete ferroviaria allestita da questa, complice la flessione dei
prezzi degli assortimenti legnosi, decide di effettuare le utilizzazioni
in economia diretta.
Negli anni che vanno dal 1933 al 1936, la rete ferroviaria trova il
massimo sviluppo. Si acquistano, presso la ditta “Orenstein & Koppel -
Ferrovie portatili e fisse” di Milano, cinque nuovi locomotori RL1A
“Montania” con motore diesel da 12 CV, un nuovo locomotore tipo
LD2 con motore diesel da 20 CV e una locomotiva Wolf, usata a scar-
tamento ridotto, della ditta Freudenstein di Berlino, con caldaia da 10
atmosfere (che però risulta essere stata pochissimo usata sulla linea a
causa del suo notevole peso che, addirittura, provocava la rottura delle
traversine e il divaricamento delle rotaie). Inoltre si acquistano piatta-
forme girevoli, nuovi scambi, curvarotaie, carrelli e nuovi binari. Si re-
gistra anche la presenza di un carrello per trasporto di persone. Questo
singolarissimo vagoncino viene artigianalmente allestito nell’opificio di
Mandrione utilizzando un carrello opportunamente modificato e la
carrozzeria di una vetturetta Fiat.
All’epoca un locomotore Montania costa 23.520 lire, un carrello circa
1.500 lire, uno scambio completo circa 900 lire e un metro di binario 33
lire. In quegli anni, per il potenziamento della rete ferroviaria si spendo-
no in totale circa 340.000 lire, come dire oltre 50.000 euro attuali.
Sono gli anni dell’autarchia. La Foresta viene intensamente, ma ra-
zionalmente, sfruttata: con il legname da essa proveniente, tra l’altro, la
segheria del Mandrione fornisce alla “Fabbrica d’Armi del Regio
Esercito” di Terni, i manufatti di prima lavorazione che diventeranno i
calci e le aste dei fucili mod. 91/41 in dotazione ai nostri soldati.
L’esame della corrispondenza e degli atti dell’epoca, rivela che l’eser-
cizio della ferrovia richiede frequenti opere manutentorie quali la sosti-
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tuzione delle traversine, rialzi e raddrizzamenti del binario, la ripulitura
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