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La ferrovia decauville nella Foresta Umbra


               tomatica prelevando la sabbia da una tramoggia. Prima dell’uso di que-
               sto vagoncino la prassi prevedeva, nientemeno, il posizionamento di
               due operai, distesi sul primo carrello, ciascuno in corrispondenza di
               una rotaia, che provvedevano manualmente all’operazione. La sabbia
               aveva una importanza fondamentale durante la corsa per assicurare
               l’aderenza delle ruote sulle rotaie sia durante la salita, con la locomotiva
               che “tirava” i carrellli, ma soprattutto in discesa, per assicurare la frena-
               ta dei carrelli che acquistavano moto e velocità per “gravità”. Durante
               la discesa, infatti, la locomotiva seguiva, sganciata, il convoglio, limitan-
               dosi a dare qualche “spintarella” allo stesso solo nelle zone pianeggianti
               dove il moto tendeva a spegnersi. Le traversine erano localmente fab-
               bricate in legno di Roverella o di Cerro e armate alla distanza di 80 -
               100 cm. l’una dall’altra. Il percorso era studiato in modo da richiedere
               minime opere d’arte (ponti, sopraelevazioni, muri di sostegno) e pen-
               denze massime del 30‰; le curve dovevano presentare raggio adeguato
               (non meno di 12 metri) o, in alternativa, un angolo acuto, ove con un
               breve tratto rettilineo ed uno scambio, aveva luogo l’inversione del sen-
               so di marcia del convoglio. Il toponimo “Regresso”, indicante una
               stretta curva a gomito lungo la provinciale Umbra-Mare distante circa
               un chilometro dal Villaggio Forestale ubicato nel cuore della Foresta,
               testimonia ancora quanto detto sopra.
                  Il convoglio era generalmente costituito dalla locomotiva e da una
               dozzina di carrelli. Le operazioni di carico prevedevano l’uso di paranchi
               in legno e dei… muscoli. Su ciascun carrello venivano caricati toppi di 2
               metri di lunghezza. Tronchi di lunghezza maggiore (4 e 6 metri) veniva-
               no pure sistemati appoggiati, a bilico, su 2 o 3 carrelli. Il carico veniva
               assicurato con l’uso di robuste catene. La distribuzione dei tronchi, lun-
               go il convoglio, era un’operazione che andava effettuata con una certa
               maestria, da operai specialisti ed esperti, poiché si doveva rendere massi-
               ma l’efficienza della corsa e nel contempo impedire che i carichi, nelle
               curve, potessero toccarsi dando origine a pericolosissimi deragliamenti.
                  Generalmente aveva luogo una sola corsa giornaliera con partenza,
               al mattino, dalla segheria, e rientro a fine giornata lavorativa. Il persona-
               le addetto era costituito da un motorista sistemato sulla locomotiva e
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               da 5 o 6 frenatori oltre ad un certo numero di operai addetti al carico
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