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L’arte del piano


               Le Regioni - che conoscono bene il proprio contesto - dovranno fare le

         FOCUS  politiche del territorio, le Province dovranno fare programmazione
               (ovvero proprio quell’atto che trasforma le politiche in programmi fi-
               nanziari, in programmi di indirizzo, in programmi strategici sulle tema-
               tiche, non solo della qualità della vita, ma anche dell’economia e del-
               l’autonomia della società), e i Comuni dovranno fare i progetti. Ecco,
               questi ruoli dovranno quindi esaudire gli aspetti più specifici della do-
               manda espressa dai cittadini.
                  Purtroppo questi ruoli non sono assolutamente chiari; pensiamo che
               in Italia ci sono anche le Comunità montane, che sono delle ampie aree
               intermedie, ma c’è anche il concetto di città metropolitana: questo
               enorme insieme di enti e di istituzioni sussidiarie hanno difficoltà, a
               mio avviso, a trovare la propria identità, a capire qual è il ruolo territo-
               riale che le norme, ma anche la società civile, richiedono loro di svolge-
               re. Rispetto alla normativa vigente ognuna di queste istituzioni è depu-
               tata a fare un proprio Piano territoriale: le Regioni fanno il Piano terri-
               toriale regionale, le Province fanno il Piano territoriale di coordinamen-
               to, i Comuni hanno i Piani regolatori o Piani di indirizzo urbano (come
               si preferisce chiamarli oggi), le Comunità montane fanno i loro piani
               socioeconomici, le Città metropolitane hanno i loro Piani regolatori
               metropolitani, ma ci sono anche programmi complessi che permettono
               a queste istituzioni di partecipare (penso ai Piani di riqualificazione ur-
               bana e di sviluppo sostenibile del territorio, PRUSST, penso adesso ai
               nuovi piani operativi nazionali e regionali) a programmi complessi con
               porzioni dei loro territori. Il cittadino è completamente disorientato di
               fronte a questo, l’atto di pianificazione è frammentato, non ci sono li-
               nee guida se non generiche, non ci sono procedure comuni che per-
               mettono a questi enti sussidiari di dialogare tra di loro, per cui spesso
               succede che se un comune fa un Piano regolatore o un Piano di indiriz-
               zo operativo comunale, questo non venga assolutamente rispecchiato
               nell’atto di indirizzo sussidiario superiore che è il Piano territoriale della
               provincia, così come non viene rispettato nel Piano regionale sussidia-
               rio superiore che ha linee di indirizzo politico completamente diverse».
          Anno
                                           L’intervista è stata realizzata da Salvatore Santangelo
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