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La salute delle città


            3. L’ipotesi di Gaia
               Nel 1785, James Hutton definì la Terra un complesso superorgani-       FOCUS
            smo, un insieme di materia vivente e non vivente che funziona come
            un unico sistema autoregolatore capace di mantenere le condizioni ne-
            cessarie per assicurare la propria sopravvivenza. Sulla scorta della vi-
            sione di Hutton, lo scienziato inglese James Lovelock introduce l’illu-
            minante concetto di medicina planetaria, il quale implica l’esistenza di
            un corpo planetario che, in quanto vivo, possa sperimentare su di sé
            sia la salute che la malattia.
               Lovelock considera insufficiente l’approccio riduzionista e la con-
            vinzione di poter studiare i sistemi esaminandone le singole compo-
            nenti. Egli definisce Gaia, nome greco della Terra, un “dominio emer-
            gente” le cui caratteristiche si presentano diverse da quelle derivanti
            dalla semplice addizione degli elementi che concorrono alla sua forma-
            zione. In questo senso, gli ecosistemi naturali rappresentano gli organi
            dell’ecosistema planetario Gaia. Ognuno di essi gode di una parziale in-
            dipendenza, vitale per l’intero sistema, ma la sua esistenza sarebbe pos-
            sibile solo in quanto parte dell’unità.
               «Il concetto di un pianeta che va dal medico è inconsueto. Presume,
            innanzitutto, che il pianeta, in questo caso la Terra, possa essere malato,
            e sia così in un certo senso vivo (…). Una delle grandi ricompense della
            scienza è quel lampo improvviso di intuizione che arriva quando l’oli-
            smo e il riduzionismo si incontrano; un incontro tanto eccitante e gio-
            ioso quanto quello degli scavatori nel cuore di una montagna o sotto il
            mare, quando incontrano i loro colleghi che scavano dall’altra parte». 4
               L’ipotesi di Gaia prevede una stretta correlazione tra l’evoluzione de-
            gli organismi presenti sul nostro pianeta e quella del relativo ambiente fi-
            sico-chimico. Come ogni sistema vivente, la Terra scambia materia ed
            energia con il proprio ambiente, vivendo in continua omeostasi, cioè in
            uno stato di persistenza dinamico e non definitivo che descrive la pro-
            prietà comune delle entità viventi capaci di modificarsi rimanendo sem-
            pre costanti. Attraverso il principio di retroazione omeostatica tra la vita  4
            ed il suo ambiente, la temperatura e la composizione chimica sulla Terra     n.
            si sono mantenute costanti rispetto alle perturbazioni, garantendo con-      -  II
            dizioni adatte alla vita per 3,6 miliardi di anni. Lovelock correla i metodi
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