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La salute delle città
(UNEP), motore della politica ambientale dell’ONU, finalizzato a pro-
muovere e coordinare tutte le iniziative di carattere ambientale. FOCUS
Nel 1987, i membri della World Commission on Environment and
Development (WCED), presieduta dal primo ministro norvegese Gro
Harlem Brundtland, avviarono una serie di studi ed incontri con i rap-
presentanti del mondo politico, industriale, scientifico, ambientale e di
altre forze sociali. Il Rapporto Brundtland, intitolato Our common future,
fu pubblicato nel 1987 e recepito dall’ONU nel 1989. Esso auspicava il
conseguimento di determinati obiettivi di carattere demografico, socia-
le, ambientale, economico, politico, tra loro strettamente correlati. Il di-
sastro ecologico non è semplicemente legato alla crescita esasperata
della popolazione o dell’utilizzo delle risorse, ma soprattutto alla capa-
cità di assorbimento delle attività umane da parte della biosfera.
«La questione ambientale, precedentemente identificata con il pro-
blema della scarsità ed esauribilità delle risorse (energia, materie prime,
cibo, ecc.) è ora posta in termini di vulnerabilità della qualità dell’am-
biente e di stabilità dell’ecosistema planetario». In particolare, il
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Rapporto Brundtland estende il significato di crisi ecologica, includendo
il degrado dei rapporti umani (aumento della povertà, crescita delle disu-
guaglianze sociali, emarginazione, ecc.), ed introduce il concetto di “svi-
luppo sostenibile” inteso come «sviluppo capace di assicurare il soddi-
sfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere
la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni».
Nel 1992, a distanza di un ventennio, il MIT pubblica il suo secondo
Rapporto sui dilemmi dell’umanità, giungendo a conclusioni molto pes-
simistiche. Esso avverte che lo sviluppo mondiale è ben oltre i propri li-
miti e, in assenza di un audace e valido programma di risanamento, le ine-
luttabili conseguenze subite dall’ecosistema non tarderanno a ripercuote-
re i propri effetti catastrofici sulle generazioni presenti e future. La ne-
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cessità di cambiare il modello di sviluppo preesistente al fine di articolare
un piano globale di sviluppo sostenibile, si afferma quale tema prioritario
della Conferenza di Rio de Janeiro svoltasi nel giugno 1992. La 4
Dichiarazione di Rio, documento non vincolante, racchiude numerosi prin- n.
cipi a cui dovranno ispirarsi gli accordi internazionali e le politiche nazio- - II
nali di sviluppo sostenibile. Essa, in particolare, sottolinea la dimensione
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