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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


               durante un’omelia in Val d’Aosta si è espresso così: «La montagna ci
               ispira la visione di Dio creatore, ed anche ci ispira la conoscenza più
               profonda della creatura, di tutte le creature, e soprattutto di questa
               creatura che è l’uomo. Sì, noi arriviamo qui per acquistare una più pro-
               fonda conoscenza di noi stessi. Questa altezza dei monti ci parla anche
               della profondità dell’essere umano, ci permette di scoprire le profondi-
               tà del nostro essere uomini e donne».
                  La montagna è quindi allo stesso tempo possibilità di visione e di
               illuminazione, la sua frequentazione può essere utile per combattere
               ombre, nebbie e vuoto interiore, caos e disarmonie che affliggono l’uo-
               mo. Sarebbe auspicabile ripristinare quel rapporto creativo e fecondo
               con il sacro e non solo per quell’anelito alla spiritualità che è nella natu-
               ra dell’uomo, ma anche per quel risvolto “pratico”, e cioè quella fun-
               zione di coesione che svolge il sacro capace com’è di trasformare le
               collettività in comunità. Cercare il sacro anche quello non rivelato, un
               sacro da costruire attraverso una capacità di ascolto e di interpretazio-
               ne della natura. In questa direzione l’andare in montagna può essere
               determinante perché l’ascesa può diventare ascesi a condizione, però,
               di riuscire ad ascoltare la montagna in tutte le sue manifestazioni quan-
               do parla attraverso il simbolo, il silenzio, la bellezza.
                  L’andare in montagna consente di avvertire distintamente la trascen-
               denza, le linee delle vette che si stagliano nel cielo e la bellezza del pae-
               saggio circostante mostrano la grandezza della divinità creatrice e
               fanno prendere coscienza del divino che è nell’uomo.
                  La montagna è palestra fisica di rudimento interiore, sfidare le vette
               è una disciplina che ha un riferimento superiore in grado, quindi, di
               favorire lo sviluppo fisico e spirituale. Gli antichi non conoscevano l’al-
               pinismo ma conoscevano il senso del sacro e il simbolismo della mon-
               tagna, residenza di déi, eroi e iniziati. Gli uomini che ci hanno precedu-
               to avevano una visione simbolica della montagna piuttosto semplice:
               assimilavano la terra a tutto ciò che è umano, le elevazioni dalla terra
               verso il cielo con presenza di nevi eterne si presentavano ai loro occhi
               come la possibilità di espressione attraverso allegorie degli stati trascen-
          A
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          n
               denti della coscienza, i superamenti interiori o modi super-normali di
               essere figuratamente espressi come dèi o numi.
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