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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


               artisti e successivamente per turisti e scienziati, un pubblico esiguo
               ma colto.
                  Sono cittadini e
               comunque “stranieri”           «Segno di verticalità, ponte tra il basso e l’al-
               coloro che ai primordi
               conquistano le vette           to, la funzione della montagna consiste nel col-
               magari con l’ausilio di        legare le dimensioni terrestre e celeste. Simile
               guide locali. Tutti spinti     ad un vaso alchemico, la salita realizza la
               dalla curiosità di scopri-     mutazione del piombo in oro puro. Le rivela-
               re spettacoli naturali         zioni avvengono sulle vette».
               belli ed arditi capaci di                      (Marie-Madeleine Davy)
               suscitare     sensazioni
               soggettive,    emozioni
               individuali, ma ci sono anche coloro interessati al loro sfruttamento.
               Quest’ultimo aspetto arriverà a toccare punte di esasperazione a causa
               del consumo di massa della natura sia come paesaggio che come luogo
               salutare per eccellenza. Il turismo dei grandi numeri ha inferto a volte
               ferite profonde e difficilmente rimarginabili alla montagne alpine e
               appenniniche, per via della realizzazione di infrastrutture viarie, per la
               pratica dello sci e per la ricettività, opere progettate con un impatto
               paesaggistico ed ecologico notevole. L’incredibile è che stiamo parlan-
               do di territori che fino poco più di cinquant’anni fa erano rimasti intat-
               ti da centinaia e centinaia di anni.
                  Dicevamo la cultura occidentale torna a guardare con l’occhio cit-
               tadino alle montagne come a uno spazio turistico e sportivo. I monti
               vengono spogliati di quell’aura di leggendarie paure e diffidenze e di
               quel profondo simbolismo da cui per millenni erano avvolti.
               Potremmo quasi dire che a loro viene tolta la parola, resi muti.
               Vengono visti unicamente come imponenti, sublimi, minacciosi, affa-
               scinanti. Non si guardano le rocce svettanti verso il cielo per com-
               prenderne il nomos, non sono più motivo di contemplazione, ma di
               svago e opportunità per imprese titaniche. Il nuovo modo di intende-
               re la montagna è all’insegna dell’accelerazione e del consumo, nessu-
          A
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               na considerazione per l’immobilità e il risparmio che luoghi e uomini
               avevano adottato in illo tempore. Ogni luogo ha una sua sapienza e un
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