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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


               Una lunga tradizione culturale che va dall’antica Grecia, passa per
            l’antica Roma e arriva al Medioevo pone il Paradiso terrestre sulla cima
            di un altissimo monte. Il mito classico indicava nella cima di alcune
            “montagne sacre” il luogo dove il mondo manifestato incontra quello
            divino, qui risiedono gli dèi. Nel Medioevo il simbolo della vetta divie-
            ne il luogo che fa da “ponte” tra il mondo degli uomini e il mondo per-
            fettissimo e ineffabile di Dio. I monti quindi sedi simboliche degli dèi
            tanto che, ad esempio, gli antichi Ariani dell’Iran, secondo Senofonte,
            non costruivano templi per le loro divinità, ma celebravano sulle cime
            il culto al Dio della Luce convinti che non vi fosse luogo più appropria-
            to rispetto a qualunque costruzione realizzata dagli uomini perché
            luogo più prossimo alla sede del divino.
               Effettuando un veloce giro tra i popoli troviamo che per gli Indù la
            “montagna divina” è l’Himalâya, il monte Meru, in particolare, il monte
            sacro luogo in cui Çiva il “grande asceta” pratica la meditazione. Infatti
            nella tradizione Indù la vetta più alta del mondo rappresenta l’idea del-
            l’ascesi assoluta, della purificazione di una natura inaccessibile a tutto
            quanto è passione, desiderio, che dà il senso dell’immobile quindi del
            trascendente.
               Nella concezione ellenica (dorico-achea) troviamo il monte Olimpo,
            sede degli dei e riguardo al post-mortem luogo dei “rapiti sul monte”
            cioè degli eroi e privilegio di pochi altri esseri superiori, mondo sopra-
            sensibile dove “non vi è morte”. Il monte, anche qui, simbolo materia-
            le per una trasfigurazione spirituale.
               Nella tradizione giudaico-cristiana Mosè riceve le tavole sul monte
            Sinai, Cristo si trasfigura sul monte Tabor e viene crocifisso sul monte
            Golgota.
               Il buddismo conosce il monte del Vate ove “spariscono” gli uomini
            giusti al risveglio spirituale “Majjhimonikajo”, più che uomini esseri
            invitti e intatti, estinti alla brama, “svincolati”.
               Nella Cina taoista gli esseri leggendari e regali trovano ristoro spiri-
            tuale con la “bevanda dell’immortalità” sul monte Kuan-Lun.
               Nella concezione iranica incontriamo il “possente monte Ushi-dore-        .3
            na” sede della “gloria”.                                                     oI-n
               Gli antichi Egizi hanno il monte Set Amentet su cui si trova un pas-      n
                                                                                         n
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