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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


               saggio attraverso il quale coloro che sono destinati all’immortalità
               “solare” arrivano nella “Terra del Trionfo”.
                  Anche per l’Islam esiste un monte dove vengono rapiti gli esseri che
               hanno raggiunto la “purità” e che non conoscono la morte.
                  Al di là dell’Atlantico, nel Messico pre-colombiano scopriamo stu-
               pefacenti concordanze, i simboli sono gli stessi, nella grande montagna
               Culhuacan o “montagna curva” - la sua vetta ripiega verso il basso per
               esprimere che l’altezza “punto divino” si connette con il basso, con la
               regione inferiore - secondo antiche tradizioni sarebbero scomparsi
               alcuni imperatori aztechi. Questo stesso tema lo si incontra nel medioe-
               vo europeo, nel mondo romanico-germanico, dove sui monti
               Kyffhauser e l’Odemberg sarebbero stati rapiti imperatori e re come
               Carlo Magno, re Artù e Federico I e II, e lì aspettano per tornare di
               nuovo sulla terra. Anche nelle leggende che riguardano il Graal trovia-
               mo il monte Montsalvat o “Monte della salute” o della “Salvazione”.
               Non a caso il grido di guerra della cavalleria medievale era Montojoie! e
               in una leggenda Artù, prima della incoronazione imperiale, sacrale e
               romana, sarebbe “passato per il monte”.
                  Tirando le somme di questo peregrinare tra i monti di ogni parte del
               mondo troviamo nelle leggende, nei miti, nelle credenze, con caratteri
               di assoluta uniformità, un filo comune: l’associazione dell’altezza con
               l’idea della trasfigurazione, dell’avviare l’uomo verso orizzonti non
               umani, mortali, contingenti. La montagna rappresenta la “scala” del
               risveglio, dell’eroismo, il percorso verso stati avanzati di trascendenza,
               l’ascesa in grado di sconfiggere le forze oscure dell’anima e la possibi-
               lità d’incontrare Dio. Dietro al mito e al simbolo del “monte”, non
               condizionato dal tempo e dallo spazio, scopriamo l’esistenza di uno
               “spirito” che può rivivere anche ai giorni nostri e prendere ancora
               espressioni efficaci. Occorre vivere la montagna quale superamento
               delle limitazioni della vita odierna meccanizzata, borghese, consumisti-
               ca e intellettualizzata delle “pianure”. Sui sentieri che portano alle vette
               si tempra il fisico, si esperimenta una tensione lucida ed un controllo
               delle forze interne ed esterne all’uomo. A due passi dal cielo si posso-
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          n
          n
               no risvegliare nell’uomo, anche oggi, attraverso sensazioni profonde e
               forti, sopiti stati interiori.
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