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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


            La montagna, la caverna, il cuore e l’anelito spirituale
               L’esperienza eremitica, nel deserto-deserto o nel deserto della mon-
            tagna, consiste nel distaccarsi un poco alla volta dalle “realtà transito-
            rie”: questa azione di purificazione favorisce l’incontro “bruciante” con
            l’amore di Dio creatore. La solitudine è una condizione importante
            affinché si renda possibile il contatto con il trascendente. L’eremo, che
            può essere equiparato alla caverna-grotta-cripta quale rappresentazione
            simbolica di “centro spirituale”, è strettamente legato al cuore.
               Sul monte Athos i monaci recitano senza pausa la “preghiera del
            cuore”: «Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me». Come il
            cuore è il centro dell’essere umano, la caverna è il cuore della monta-
            gna. Ma secondo la tradizione indù esiste anche la “caverna del cuore”
            che è il centro vitale in cui risiede non solo jivatma ma anche atma, l’in-
            condizionato, cioè Brahma. Inoltre ricordiamo che la montagna e la
            caverna, quali simboli di centri spirituali nelle tradizioni antiche, veni-
            vano graficamente rappresentate con un triangolo con punta rivolta
            verso l’alto la montagna, triangolo verso il basso la caverna (come il
            cuore). Triangoli inversi ma proprio per questo complementari.


            Il silenzio
               Uno dei linguaggi con cui si esprime la montagna abbiamo detto è
            il silenzio. Il silenzio è propedeutico alla pace interiore, alla meditazio-
            ne, alla serenità, consente la concentrazione, il raccoglimento, la rifles-
            sione. «Il silenzio - ha detto Louis Lavelle - è un omaggio che la paro-
            la rende allo spirito». Per monaci e mistici il silenzio è la via regale per
            l’incontro con l’Assoluto. Secondo K. Von Dürckheim, «Là dove il
            suono del silenzio si fa sentire c’è la meditazione al di là dell’oggetto.
            Solo l’orecchio liberato da tutti i suoni può sentire il Suono al di là di
            tutti i suoni».
               Il silenzio in questione, va precisato, non è l’assenza di rumore.
            «Grazie al silenzio - ha scritto Jean Guitton - l’uomo si immerge in se
            stesso e scopre l’essenza spirituale che lo fonda. In questo modo si sco-
            pre anche in accordo con il proprio silenzioso Creatore. Perché sentire      .3
            il silenzio è vedere l’invisibile».                                          oI-n
               Per Antoine de Saint-Exupéry, «Lo spazio dello spirito, là dove può       n
                                                                                         n
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