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La montagna, tramite tra la Terra e il Cielo


            suo genius: di questo dovrebbero tener conto sia i frequentatori occa-
            sionali della montagna che quelli che ne abitano i fianchi e le vallate,
            anche se tra le due tipologie di fruitori l’approccio è sicuramente
            diverso. Occorre sempre una giusta consapevolezza quando si intera-
            gisce con gli ambienti naturali. La logica consumistica o sportiva ha
            contribuito notevolmente allo svilimento della montagna: lo stesso
            alpinismo da potenziale disciplina metafisica e spirituale è ridotto
            esclusivamente a pratica agonistica e sportiva. Si ascende mossi dalla
            ricerca del record o sotto la spinta della visione superomistica, non
            per le possibilità spirituali o iniziatiche che la sacralità della montagna
            può offrire. Sacralità testimoniata da un simbolismo universale che
            associa la montagna a stati interiori trascendenti o luogo residenza di
            divinità e di eroi trasfigurati. L’andar per vette come possibilità di rea-
            lizzazione spirituale dell’esistenza è un atteggiamento completamen-
            te diverso da quello sentimentale, romantico, di tipo ottocentesco,
            legato alla bellezza del panorama, visione lirica estranea alle popola-
            zioni locali e all’alpinismo di tipo tradizionale. Quest’ultimo nulla ha
            a che vedere con quello di tipo sportivo estremo, dove si cercano uni-
            camente forti emozioni, e non la realizzazione della montagna nel
            proprio spirito, operazione che avviene traducendo il simbolo in real-
            tà, effettuando cioè “la scalata che va oltre tutte le scalate” come è
            stata definita da Domenico Rudatis, alpinista, accademico del Cai e
            cantore di uno dei più affascinanti massicci dolomitici, il Civetta.
            Dopo che quasi tutte le montagne sono state materialmente conqui-
            state, deturpate e non “comprese”, occorre, come suggerisce Luisa
            Bonesio, «una rinnovata educazione alla loro grandezza» per evitare
            ulteriori danni provocati dal consumo estetico-turistico-sportivo di
            massa, danni di ordine economico, culturale e simbolico. In una visio-
            ne tradizionale dell’uomo e della vita, la montagna va difesa principal-
            mente perché tramite tra la terra e il cielo, luogo sacrale, cratofania o san-
            tuario, axis mundi.
               La montagna è un mondo segreto e meraviglioso che può essere
            decifrato nella sua interezza soltanto ricorrendo al sogno, all’immagina-    .3
            zione, al mito e soprattutto attraverso la comprensione del suo profon-      oI-n
            do simbolismo.                                                               n
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