Page 79 - rivista-silvae-web
P. 79

medesima area. Infine, la riserva turistica “Testa del Gargano” nel comune di
           Pugnochiuso, per complessivi 38 cinghiali.
           Negli allevamenti dell’Azienda di Stato delle Foreste Demaniali di Siena, ciascun
           cinghiale,  una  volta  catturato,  veniva  diligentemente  pesato  nella  gabbia  di
           trasporto.  Di conseguenza,  sottraendo  dal peso  così ottenuto il peso noto della
           cassetta,  veniva  registrato  il  peso  reale  di  ogni  animale.  Così,  tra  i  maschi
           catturati e pesati, sono meritevoli di segnalazione sei soggetti che superavano il
           quintale,  in  particolare  due  che  fecero  registrare,  rispettivamente,  il
           ragguardevole  peso  di  127  e  126  chilogrammi.  A  detta  di  molti  “esperti”,  i
           maremmani erano poco pesanti, al massimo 60 chilogrammi o poco più, e di
           conseguenza  il  peso  “esagerato”  degli  odierni  cinghiali  sarebbe  dovuto
           esclusivamente  agli  europei  immessi  a  partire  proprio  dagli  anni  ’70  ed  agli
           incroci con i maiali realizzati al fine di alterarne pesi e prolificità. Quest’ultima è
           infatti ritenuta ugualmente molto aumentata.
           Ebbene, i dati genetici riportati dai ricercatori dell’Università di Sassari, confortati
           dalla  documentazione  tecnico-amministrativa  emersa  dagli  archivi  dell’ex
           Azienda  di  Stato  delle  Foreste  Demaniali  di  Siena,  offrono  l’opportunità  di
           riconsiderare in modo più critico e documentato l’intera vicenda del cinghiale
           italiano. Vale a dire, non è più possibile trascurare gli importanti fattori ecologici
           che hanno favorito, al di là delle pur consistenti e diffuse immissioni, l’espansione
           delle popolazioni di cinghiale e l’emergere di caratteristiche fisiche, fisiologiche
           e comportamentali apparentemente alterate.
           La fine della secolare “economia del bosco”, avvenuta proprio a partire dagli anni
           ’60, comportò infatti due fenomeni di fondamentale importanza ecologica: la
           cessazione  della  sistematica  raccolta  delle  castagne  destinate  a  soddisfare
           l’alimentazione  umana  e  la  dismissione  dell’allevamento  brado  dei  maiali  sul
           sistematico pascolo delle ghiande. I boschi abbandonati, ricolmi di ghiande e
           castagne,  ritornarono  ad  essere,  come  del  resto  lo  erano  stati  in  epoca
           primordiale, semplicemente un habitat eccezionale per i cinghiali. È proprio in
           queste  modificazioni  ambientali,  piuttosto  che  nelle  alterazioni  genetiche
           verificatesi a seguito delle immissioni di soggetti continentali e/o all’ibridazione
           con i maiali, che sembrano risiedere le vere ragioni del boom demografico dei
           cinghiali italiani, ovvero dei Sus scrofa majori diffusisi naturalmente, o tramite
           immissioni, nella seconda metà del Novecento in gran parte dell’Italia.






                                                  79
   74   75   76   77   78   79   80   81   82   83   84