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medesima area. Infine, la riserva turistica “Testa del Gargano” nel comune di
Pugnochiuso, per complessivi 38 cinghiali.
Negli allevamenti dell’Azienda di Stato delle Foreste Demaniali di Siena, ciascun
cinghiale, una volta catturato, veniva diligentemente pesato nella gabbia di
trasporto. Di conseguenza, sottraendo dal peso così ottenuto il peso noto della
cassetta, veniva registrato il peso reale di ogni animale. Così, tra i maschi
catturati e pesati, sono meritevoli di segnalazione sei soggetti che superavano il
quintale, in particolare due che fecero registrare, rispettivamente, il
ragguardevole peso di 127 e 126 chilogrammi. A detta di molti “esperti”, i
maremmani erano poco pesanti, al massimo 60 chilogrammi o poco più, e di
conseguenza il peso “esagerato” degli odierni cinghiali sarebbe dovuto
esclusivamente agli europei immessi a partire proprio dagli anni ’70 ed agli
incroci con i maiali realizzati al fine di alterarne pesi e prolificità. Quest’ultima è
infatti ritenuta ugualmente molto aumentata.
Ebbene, i dati genetici riportati dai ricercatori dell’Università di Sassari, confortati
dalla documentazione tecnico-amministrativa emersa dagli archivi dell’ex
Azienda di Stato delle Foreste Demaniali di Siena, offrono l’opportunità di
riconsiderare in modo più critico e documentato l’intera vicenda del cinghiale
italiano. Vale a dire, non è più possibile trascurare gli importanti fattori ecologici
che hanno favorito, al di là delle pur consistenti e diffuse immissioni, l’espansione
delle popolazioni di cinghiale e l’emergere di caratteristiche fisiche, fisiologiche
e comportamentali apparentemente alterate.
La fine della secolare “economia del bosco”, avvenuta proprio a partire dagli anni
’60, comportò infatti due fenomeni di fondamentale importanza ecologica: la
cessazione della sistematica raccolta delle castagne destinate a soddisfare
l’alimentazione umana e la dismissione dell’allevamento brado dei maiali sul
sistematico pascolo delle ghiande. I boschi abbandonati, ricolmi di ghiande e
castagne, ritornarono ad essere, come del resto lo erano stati in epoca
primordiale, semplicemente un habitat eccezionale per i cinghiali. È proprio in
queste modificazioni ambientali, piuttosto che nelle alterazioni genetiche
verificatesi a seguito delle immissioni di soggetti continentali e/o all’ibridazione
con i maiali, che sembrano risiedere le vere ragioni del boom demografico dei
cinghiali italiani, ovvero dei Sus scrofa majori diffusisi naturalmente, o tramite
immissioni, nella seconda metà del Novecento in gran parte dell’Italia.
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