Page 77 - rivista-silvae-web
P. 77
rimasero chiusi alcuni cinghiali
presenti in quel territorio.
Di quali cinghiali si trattava?
Secondo la guardia Cigni erano
senza dubbio maremmani.
Ricorda infatti lo stesso Cigni: “Nel
1961, insieme al collega Silverio
Baccani, scoprimmo per la prima
volta le tracce di tre cinghiali, un adulto e due più piccoli e a partire da quell’anno
le orme e quindi i cinghiali, incominciarono ad aumentare. Questi animali
venivano sicuramente dalla Maremma, perché noi della Forestale non avevamo
certo cinghiali da liberare”.
A questo proposito, sempre il Cigni si dichiara assolutamente certo, dati gli stretti
rapporti di lavoro e anche di caccia che intratteneva con il dott. Brogi, che mai
furono inseriti nei recinti di Cornocchia dei cinghiali provenienti da altre parti. Da
questo piccolo nucleo di cinghiali ebbe dunque inizio un allevamento, composto
esclusivamente da cinghiali già presenti nel territorio. D’altro canto, nel comune
di Radicondoli, testimonia ancora una volta il Cigni, il primo cinghiale fu
abbattuto verso la metà degli anni ’60, ma la prima squadra di caccia al cinghiale,
composta da circa 40 cacciatori, fu formata solo verso la metà degli anni ’70.
A partire dal 1966, i cinghiali presenti nei recinti di Cornocchia aumentarono
rapidamente di numero. Negli anni ’80, secondo i ricordi di Cigni, nei 3 recinti
erano ormai presenti nel complesso circa 1.300-1.400 cinghiali. Per fare fronte
alle esigenze alimentari di un così elevato numero di animali, venivano fornite
ingenti quantità di mais in grani e venivano coltivati anche alcuni campi. I
cinghiali erano catturati, tramite trappole “di forma rotonda”, e venduti per scopi
di ripopolamento in tutta Italia. “Ho portato personalmente” -afferma Cigni- “
questi cinghiali a Cosenza, a Bari, a Pugnochiuso nel Gargano, nella Riserva di
caccia della Idrocarburi, oggi ENI, voluta tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60
da Enrico Mattei e in tutta la Calabria, compresa Reggio. Durante questi trasporti,
ho avuto anche la ventura di perdere 2 cinghiali: uno sull’autostrada Roma Napoli
durante una sosta in un’area di servizio, successivamente abbattuto dalla polizia
stradale; l’altro a Pugnochiuso mentre stavo trasportando un contingente
destinato alla Foresta Umbra del Gargano”.
Oggi, tuttavia, queste memorie orali, grazie al Reparto Carabinieri Biodiversità di
Siena (in particolare alla sensibilità del Tenente Colonnello Carlo Saveri che per
primo ha compreso l’importanza scientifica di un recupero della documentazione
77

