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Sfruttando i più moderni metodi di
           indagine  scientifica,  un  gruppo  di
           ricercatori italiani dell’Università di
           Sassari,  nel  febbraio  del  2022,  ha
           pubblicato i risultati di uno studio
           sulla  genetica  delle  popolazioni
           italiane  di  cinghiale  che  sono  da
           ritenersi davvero rivoluzionari.
           Da questo lavoro, condotto tramite
           l’analisi dei patrimoni genetici di 134 cinghiali, provenienti da sei diverse regioni
           italiane (Val d’Aosta, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria e Sardegna), e 7 maiali, a
           loro volta confrontati con il DNA di 128 cinghiali europei e di 103 suini domestici,
           sono infatti emersi alcuni dati di assoluta rilevanza scientifica.
           Il primo ha documentato la rilevante differenza genetica esistente tra i cinghiali
           presenti in buona parte dell’Italia e quelli diffusi nel resto dell’Europa, provocata
           in tempi primordiali dalla barriera geografica delle Alpi. Il secondo ha dimostrato
           la marcata diversità genetica esistente tra i cinghiali italiani e i maiali. Il terzo,
           l’acquisizione  scientifica  senza  dubbio  più  sorprendente,  ha  evidenziato  il
           sostanziale  mantenimento  da  parte  dei  cinghiali  italiani  della  loro  identità
           genetica originaria.
           Questi dati genetici hanno dunque provato come i rilasci di cinghiali avvenuti in
           Italia  a  partire  dagli  anni  ’60,  siano  stati  composti  da  un  numero  limitato  di
           esemplari di origine europea o di ibridi con il maiale e, viceversa, costituiti in
           prevalenza da soggetti provenienti dall’area tirrenica, di Castel Porziano, della
           Maremma tosco-laziale e delle Colline Metallifere, appartenenti alla sottospecie
           Sus scrofa majori, popolarmente conosciuta come cinghiale maremmano.
           È  proprio  dalla  vasta  area  boscosa  e  ricca  di  minerali  denominata  Colline
           Metallifere,  dove  il  cinghiale  non  si  è  mai  estinto,  che  provengono  le  prove
           documentali  che  avvalorano  la  tesi  sui  ripopolamenti  attuati  con  esemplari
           prevalentemente autoctoni sostenuta dai ricercatori dell’Università di Sassari.
           La nostra storia ha inizio nella località denominata Cornocchia, nel comune di
           Radicondoli,  in  provincia  di  Siena,  collocata  nella  porzione  più  nordorientale
           dell’area delle Colline Metallifere. Qui, nel 1966, secondo la memoria di Oris
           Cigni, guardia forestale in servizio a Cornocchia fin dal 1961, il dott. Santi Brogi,
           direttore  dell’Azienda  di  Stato  delle  Foreste  Demaniali  di  Cornocchia,  fece
           costruire all’interno del bosco demaniale 3 recinti, di circa complessivamente
           700  ettari  di  superficie  e  circa  12  chilometri di perimetro, all’interno dei quali



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