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amministrativa dell’allevamento di cinghiali di Cornocchia, alla perseveranza del
Colonnello Carlo Chiavacci che si è prodigato nell’ottenere le indispensabili
autorizzazioni e, infine alla sollecitudine del Capitano Marta Simonetti che, una
volta acquisiti i nulla osta da parte del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri e del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, ha consentito la
consultazione del materiale tecnico-amministrativo pazientemente reperito
nell’archivio di Cornocchia dal Sig. Simone Taricco), risultano pienamente
confermate.
Il primo documento di rilevante importanza è costituito dall’atto, datato 9
febbraio 1974, con il quale viene istituito un registro di scarico dell’allevamento
di cinghiali di Cornocchia. In esso sono riportati i dati di cattura relativi al
trimestre dicembre 1973-febbraio 1974: si tratta nel complesso di 268 cinghiali,
di cui 166 maschi e 102 femmine. Il resto della documentazione si riferisce, nel
complesso, a 27 spedizioni di cinghiali effettuate tra l’ottobre del 1978 ed il
febbraio del 1979, con la relativa consegna di 134 cinghiali, di cui 104 maschi e
30 femmine, provenienti anche da altri recinti di allevamento. Negli anni 70’,
infatti, utilizzando ancora i cinghiali catturati nei recinti di Cornocchia, l’Azienda
di Stato delle Foreste Demaniali realizzò, sempre in provincia di Siena, altri recinti
di allevamento: a Montepescini (Murlo), Tocchi (Monticiano) e Causa
(Chiusdino).
Dalla documentazione amministrativa rinvenuta, le destinazioni dei cinghiali
catturati in questi recinti risultano essere: Rocca San Casciano (Forlì); Capostrada
(Pistoia); Gaiole in Chianti (Siena); Donoratico (Livorno); Capalbio (Grosseto);
Cerveteri (Roma); Olevano sul Tusciano (Salerno); Testa del Gargano (Foggia).
Pertanto, le immissioni interessarono 5 regioni: Romagna, Toscana, Lazio,
Campania e Puglia.
Nel caso della Campania, l’acquirente fu la Federazione Italiana della Caccia di
Salerno e due cinghiali giunsero a destinazione morti per asfissia, così come
certificato dal veterinario comunale. In Toscana l’acquirente più noto fu
senz’altro il conte della Gherardesca, mentre l’acquisto che coinvolse il comune
di Gaiole in Chianti conferma quanto già emerso dai verbali del Comitato
Provincia della Caccia di Siena, ovvero come la reintroduzione del cinghiale
nell’area dei monti del Chianti sia iniziata nel 1966 e sia poi proseguita negli anni
‘70. Rimanendo in Toscana, fanno indubbiamente un certo effetto i cinghiali
acquistati a Capalbio nella Maremma toscana a confine con quella laziale, cioè
nell’area originaria dei maremmani. Comunque anche i cinghiali venduti a
Cerveteri, nella fascia settentrionale del Lazio, furono dunque inseriti in questa
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