Page 78 - rivista-silvae-web
P. 78

amministrativa dell’allevamento di cinghiali di Cornocchia, alla perseveranza del
           Colonnello  Carlo  Chiavacci  che  si  è  prodigato  nell’ottenere  le  indispensabili
           autorizzazioni e, infine alla sollecitudine del Capitano Marta Simonetti che, una
           volta  acquisiti  i  nulla  osta  da  parte  del  Comando  Generale  dell’Arma  dei
           Carabinieri  e  del   Raggruppamento  Carabinieri   Biodiversità,  ha  consentito  la
           consultazione  del  materiale  tecnico-amministrativo  pazientemente  reperito
           nell’archivio  di  Cornocchia  dal  Sig.  Simone  Taricco),  risultano  pienamente
           confermate.
           Il  primo  documento  di  rilevante  importanza  è  costituito  dall’atto,  datato  9
           febbraio 1974, con il quale viene istituito un registro di scarico dell’allevamento
           di  cinghiali  di  Cornocchia.  In  esso  sono  riportati  i  dati  di  cattura  relativi  al
           trimestre dicembre 1973-febbraio 1974: si tratta nel complesso di 268 cinghiali,
           di cui 166 maschi e 102 femmine. Il resto della documentazione si riferisce, nel
           complesso,  a  27  spedizioni  di  cinghiali  effettuate  tra  l’ottobre  del  1978  ed  il
           febbraio del 1979, con la relativa consegna di 134 cinghiali, di cui 104 maschi e
           30 femmine, provenienti anche da altri recinti di allevamento. Negli anni 70’,
           infatti, utilizzando ancora i cinghiali catturati nei recinti di Cornocchia, l’Azienda
           di Stato delle Foreste Demaniali realizzò, sempre in provincia di Siena, altri recinti
           di  allevamento:  a  Montepescini  (Murlo),  Tocchi  (Monticiano)  e  Causa
           (Chiusdino).
           Dalla  documentazione  amministrativa  rinvenuta,  le  destinazioni  dei  cinghiali
           catturati in questi recinti risultano essere: Rocca San Casciano (Forlì); Capostrada
           (Pistoia);  Gaiole  in  Chianti  (Siena);  Donoratico  (Livorno);  Capalbio  (Grosseto);
           Cerveteri (Roma); Olevano sul Tusciano (Salerno); Testa del Gargano (Foggia).
           Pertanto,  le  immissioni  interessarono  5  regioni:  Romagna,  Toscana,  Lazio,
           Campania e Puglia.
           Nel caso della Campania, l’acquirente fu la Federazione Italiana della Caccia di
           Salerno  e  due  cinghiali  giunsero  a  destinazione  morti  per  asfissia,  così  come
           certificato  dal  veterinario  comunale.  In  Toscana  l’acquirente  più  noto  fu
           senz’altro il conte della Gherardesca, mentre l’acquisto che coinvolse il comune
           di  Gaiole  in  Chianti  conferma  quanto  già  emerso  dai  verbali  del  Comitato
           Provincia  della  Caccia  di  Siena,  ovvero  come  la  reintroduzione  del  cinghiale
           nell’area dei monti del Chianti sia iniziata nel 1966 e sia poi proseguita negli anni
           ‘70.  Rimanendo  in  Toscana,  fanno  indubbiamente  un  certo  effetto  i  cinghiali
           acquistati a Capalbio nella Maremma toscana a confine con quella laziale, cioè
           nell’area  originaria  dei  maremmani.  Comunque  anche  i  cinghiali  venduti  a
           Cerveteri, nella fascia settentrionale del Lazio, furono dunque inseriti in questa




                                                  78
   73   74   75   76   77   78   79   80   81   82   83