Page 218 - Silvae N. 15-18 Gennaio 2011 Dicembre 2012.pdf
P. 218
Aedes albopictus. Prevenzione, gestione delle infestazioni e della diffusione della specie
si dell’evento epidemico da febbre “Chikungunya” avvenuto
nel 2007 in provincia di Ravenna, le potenzialità della specie
come vettore di agenti patogeni per l’uomo e per gli animali
(Rezza et al., 2007), sono ancora sottovalutate, e il concetto di
“importanza sanitaria” è ancora da concepire da parte di mol-
teplici Autorità del SSN, sia a livello periferico che centrale. A
tutt’oggi nessun provvedimento è stato preso per prevenire
l’ingresso di nuove popolazioni di Ae. albopictus e sostanzial-
mente il problema rappresentato dalla specie è considerato di
tipo ambientale, con i relativi oneri di sorveglianza e controllo
demandati agli Enti Locali assolutamente impreparati a farvi
fronte con competenza e efficienza. Fortunatamente per il
nostro paese in molte occasioni, la capacità e la disponibilità di
singoli soggetti, o Istituzioni di natura e compiti diversi soppe-
riscono, spesso a titolo volontario, alle carenze del sistema. È
questo ad esempio il caso cui fa riferimento il presente articolo
che vede coinvolto personale del CFS il quale deve essere in
prima linea contro la zanzara tigre negli scenari operativi di
competenza.
In linea generale, monitoraggi ed interventi di lotta sono stati
concentrati in aree urbane mentre attualmente sempre con mag-
gior frequenza si assiste ad infestazioni in contesti rurali, in par-
ticolare nelle aziende agricole ad indirizzo zootecnico dove pur-
troppo sussistono importanti siti di sviluppo larvale e per altro
esiste un concreto rischio di biosicurezza legato alla possibile cir-
colazione di virus e parassiti animali. La colonizzazione dei con-
testi rurali è legata prevalentemente alla plasticità biologica di
Aedes albopictus che riesce a sfruttare le più svariate e, talvolta,
insignificanti raccolte idriche (Bhaskar Rao, 2010).
Rischi nell’azienda zootecnica
Il rischio d’infestazione nell’azienda zootecnica, in particolare
nelle aziende dedite all’allevamento bovino ed equino, è molto
alto in quanto si possono annoverare miriadi di potenziali siti di
sviluppo larvale oltre ad una continua movimentazione di mate-
riali e mezzi (anche le semplici autovetture) che possono per-
mettere l’ingresso in azienda della specie.
SILVÆ - Anno VII n. 15/18 - 221

