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Il cammino di Dioniso: dal sangue al vino


               dalla Mesopotamia all’India. E soprattutto la coltura che egli
               rappresenta, assieme al complesso lavoro preparatorio necessa-
               rio per produrre la bevanda nella maniera corretta. Il vino, così
               come il dio, deve essere trattato bene, perché se lo si tratta male
               (così come fanno i vari sovrani e cittadini che rifiutano il loro
               riconoscimento al dio), da possibile farmaco, si trasforma in
               veleno. E che significa trattare bene Dioniso, ossia il vino? Saper-
               lo produrre sulla base di corrette regole, e consumarlo nella giu-
               sta misura, proprio come deve essere trattato il dio della posses-
               sione, affinché questo stato alterato della coscienza abbia carat-
               tere costruttivamente rituale e non selvaggiamente naturale. Il
               vino buono fa bene, come fa bene Dioniso se trattato bene, se
               rispettato e venerato.
               Perché allora, ci chiediamo, i vari personaggi che egli visita non
               lo trattano bene? Ovvero, perché non trattano bene la vita, l’uva
               e il vino? Perché non è facile, perché si tratta di un’arte che va
               appresa. E questo apprendimento avviene con fatica, per tentati-
               vi, a partire dalla coltivazione alla raccolta, alla composizione
               della bevanda sulla base di un giusto equilibrio di elementi. Per-
               ché il vino è un prodotto difficile, pretenzioso, capriccioso, peri-
               coloso, come è del resto il suo dio, e non si lascia trattar male
               neppure da grandi sovrani.
               Il altri termini Dioniso e vino sono termini e funzioni intercam-
               biabili, sì che se da una parte riduciamo una divinità a prodotto
               alimentare è anche vero che trattiamo tale prodotto da dio e lo
               veneriamo come tale. E dunque, a proposito di rituale indivi-
               duiamo tra le varie due celebrazioni ben significative, con carat-
               teristiche però opposte, che riguardano Dioniso. Le Agrionie da
               un lato, celebrate ad Orcomeno, in Beozia, che riprendendo il
               mito delle tre figlie del re Minia che uccidono un piccolo figlio di
               una delle tre e ne mangiano la carne, vedrebbe tra l’altro, secon-
               do Plutarco, il sacrificio di una vergine. Le Antesterie dall’altra,
               festa celebrata ad Atene all’inizio della primavera, della durata
               di tre giorni. Durante i quali si beve il vino nuovo, si allontana-
               no gli spiriti dei morti ed alla fine si celebra una sorta di ritorno
               alla vita culminante con gare sportive.
               Così Dioniso, da entità legata all’ebbrezza e quindi all’alterazio-
               ne “divina” della coscienza, diviene entità domestica, non diver-


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