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Il cammino di Dioniso: dal sangue al vino


               sul cammino del dio che, volendo essere venerato a tutti i costi,
               si vendicava duramente di chi non lo riceveva con tutti gli onori.
               Altre vittime della sua ferocia furono il re di Tebe Penteo, le tre
               figlie del re di Orcomeno, Mina, che divoravano il piccolo figlio
               di una delle sorelle; dei pirati che tentarono di rapirlo e che, resi
               folli, si gettarono in mare divenendo delfini. Quindi ancora un
               sovrano seguiva il destino di chi sottostimava il potere del dio:
               Perseo, re della città di Argo, le cui donne impazzite divoravano
               i propri figli. Conclusione del suo avventuroso peregrinare fu il
               suo viaggio nell’Ade, dove convinceva la dea dei morti, Persefo-
               ne, a liberare la madre Selene.
               Questo, grosso modo, il lungo percorso del dio, che semina paz-
               zia, morte, ma impianta anche viti e produce vino, e soprattutto
               convince con le cattive piuttosto che con le buone, gli abitanti
               delle zone visitate, a venerare lui e la sua bevanda, ossia ad
               accettare la coltivazione della vite e a far uso del vino. La sua è
               dunque un’opera “civilizzatrice” che tuttavia si serve di mezzi
               violenti; una propaganda segnata da follia e da morte, ma che
               tuttavia ottiene il suo scopo secondo un metodo e una prassi
               pressoché omogenei. Dioniso si presenta infatti da straniero
               (xenos) presso le varie sedi regali, assieme al suo gruppo di inva-
               sate e di satiri, invitando con le buone re e famiglia ad unirsi al
               suo seguito, ovvero a bere con lui, potremmo dire, purché si
               intenda che tale bere ha carattere rituale. O meglio è positivo se
               assume carattere rituale, ossia se fa parte di un culto volontario
               rivolto al dio. In altri termini, bere vino e venerare Dioniso sono
               sinonimi, sì che ove le figure coinvolte accettassero tale invito, si
               produrrebbe un tranquillo e ordinato rituale di possessione
               favorito dalla bevanda inebriante, oltre che dal ritmo musicale e
               dalla danza.
               Se non consenzienti, ovvero non integrati nelle forme corrette del
               rituale, ecco allora che Dioniso non si presenta nella forma ritua-
               le civilizzata, ma con una irruzione violenta, ossia come trance
               priva di ordine, ossia non determinata da evocazioni adorcistiche
               né allontanata con un corretto rituale esorcistico, bensì come pura
               follia. Per la quale il dominio dell’elemento sonoro con il ritmo
               assordante di tamburi, eccitando l’udito altera la capacità visiva,
               sì che un re vede nel figlio tralci di vite e le donne mangiano i loro


                                                           SILVÆ - Anno VII n. 15/18 - 215
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