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Il cammino di Dioniso: dal sangue al vino
guaribile gelosia della sua legittima sposa Hera, che, resasi conto
del tradimento, non tardò a vendicarsi. Convinse infatti la mal-
capitata Semele ad accendere la luce per poter guardare chi nel
buio della notte condivideva il suo letto. Atto sconsiderato da
parte della povera donna, che ebbe come conseguenza il suo
incenerimento alla inopportuna visione del sommo dio.
Non fu però solo lei a pagare per questa imprudenza, visto che
nel suo grembo dormiva il nascituro Dioniso che, uscendo pre-
maturo dalla sua tranquilla dimora, giunse al nono mese all’in-
terno di una coscia del divino padre. A debita scadenza venne
così alla luce per la seconda volta, da cui meritò l’appellativo di
“nato due volte”, e si trovò a tu per tu con una vita che si annun-
ciava ben dura sin dai primi momenti.
Odiato da Hera, che scaricava addosso al poveretto la sua ine-
stinguibile gelosia, fu fatto a pezzi dai Titani per ordine della dea,
ma poi fu resuscitato dalla nonna Rea ed allevato dalla coppia
regale di Orcomeno, che per questo venne punita dalla signora
degli dei con la pazzia e un crudele omicidio (il re Atamante, reso
folle, uccideva il figlio Learco credendolo un cervo). Alla fine il
giovane dio trovò salvezza con l’aiuto delle Ninfe che lo occulta-
rono in una grotta presso il monte Nisa. Località davvero impor-
tante fu questa per il dio e per chi ne condivise la storia, ossia il
popolo greco, in quanto qui conosceva la viticultura e produceva
la bevanda inebriante ricavata dalla spremitura dell’uva.
A questo punto, forse per un ulteriore intervento della vendica-
tiva Hera, forse per la sua stessa invenzione ubriacante, che lo
rendeva folle, iniziava la sua lunga peregrinazione per il mondo
alla testa di un gruppo di donne inebriate, le Menadi, cui si
univa l’entità selvaggia dei boschi, Sileno con i suoi compagni
Satiri. La inebriata compagnia percorreva così il continente a
ritmo di musica e a passo di danza, per imporre il culto del dio
e la sua inebriante invenzione. In Egitto, in Libia, in Mesopota-
mia e in India, dove piantava le vigne e fondava città, per poi
tornare verso l’Asia Minore (Frigia) e in Tracia (punta sud-orien-
tale della Penisola Balcanica) dove, visto che il re Licurgo non lo
accoglieva con dovuti onori, lo fece impazzire, inducendolo a
fare a pezzi con un’ascia il figlio Driade, convinto di potare una
vite. È così che assieme al vino si diffondeva una scia di sangue
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