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Il cammino di Dioniso: dal sangue al vino
bambini credendoli capretti. La vista, quale base d’ogni cono-
scenza (soprattutto per il mondo greco), per intervento di Dioni-
so Bacco e la sua bevanda, viene radicalmente deformata, sì che
l’essere umano non essendo più padrone di se stesso, o meglio
della sua facoltà cognitiva, e si macchia di crimini tremendi.
Ma a questo punto ecco che qualche studioso trova a che dire per
quanto si riferisce a questo complesso dionisiaco, con in testa
quel che fu per un tempo, amico di Nietzsche, il filologo Erwin
Rohde. Questi nel suo ampio lavoro Psyche (1893), non concepi-
sce come simili corti di dementi, eccitati dal vino, dalla musica e
dal sangue, potessero trovare spazio e diffusione nella serena
Grecia classica, con la sua cultura fondata sul limite e sull’equi-
librio, e soprattutto sulla incolmabile distanza fra il mondo
umano e il divino. E conclude quindi che il dio non poteva esse-
re originario dell’Ellade, ma doveva provenire da un paese più
“selvaggio”, dove animi tradizionalmente eccitati coltivavano
l’estasi, oltre che la vite. L’essere quindi considerato “straniero”
(xenos) e apportatore di estraniamento (xenia), rafforzerebbero
questa convinzione per la quale l’epidemia trasmessa dal dio del
vino proverrebbe da altre latitudini per affermarsi successiva-
mente e parzialmente in Grecia.
Ma a queste considerazioni che al fine appaino alquanto generi-
che, risponde con maggiore puntualità, fra vari studiosi, Marcel
Detienne alcuni anni dopo con il saggio Dioniso a cielo aperto
(1986), il quale nota come con l’appellativo di xenos i Greci non
indicassero lo straniero barbaro, bensì quello proveniente
comunque da area ellenica. Del resto come avrebbe potuto un
barbaro avere la sfrontatezza di chiedere ospitalità e culto?
Come avrebbe potuto poi, in seguito alla mancanza del giusto
riconoscimento, pretendere la vendetta?
Passiamo ora dal dio al vino, ossia da un dio naturalizzato a un
vino divinizzato: perché la bevanda e la base da cui viene pro-
dotta dovrebbero aver avuto origine balcanica? Non è forse il
Mediterraneo il centro di coltivazione della pianta e di utilizza-
zione del suo prodotto come base per elaborazione della bevan-
da? D’altro canto la medesima serie narrativa del peregrinare del
dio descrive un allontanamento dalla Grecia e quindi un ritorno,
dopo che il dio ha imposto la sua cultura nei luoghi più lontani:
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