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Bussi, la discarica di veleni più grande d’Europa


               Gli inquirenti non accantonarono perciò l’ipotesi che i veleni
               potessero aver viaggiato anche per centinaia di chilometri prima
               di finire intombati in Abruzzo.
               Sin da subito si cominciò a temere per l’inquinamento delle
               acque. Il fiume Tirino si confonde con il Pescara. Viste le nume-
               rose sostanze presenti nell’acqua, gli stessi inquirenti ammisero
               che i veleni della discarica finivano e continuano a finire nel
               fiume, dunque nel mare fino ad inquinare l’acqua potabile. È
               inutile negarlo: se l’acqua è contaminata dalle medesime sostan-
               ze rinvenute nella discarica tossica più grande d’Europa quella
               di Bussi è chiaro che vi sia il fondato sospetto di una relazione
               causa-effetto. Tale relazione tuttavia non ha sfiorato minima-
               mente nessuno dei nostri amministratori a tutti i livelli che infat-
               ti fanno passare del tempo senza riuscire a prendere alcuna deci-
               sione certa. L’acqua era contaminata da anni, forse decenni, ma
               nessuno (nessuno!) ha mai affrontato il problema pur avendone
               obblighi istituzionali, politici e morali (morali!). Obblighi che il
               ”partito dell’acqua” ha dimostrato di ignorare e scansare.
               Per l’indagine iniziata nel 2006 dal pm Aldo Aceto e poi continua-
               ta dal pm Anna Rita Mantini, il giudice per le indagini prelimina-
               ri, Luca De Ninis, ha rinviato di recente a giudizio 19 persone lega-
               te alla ex Montedison ma ne riformula le imputazioni. In buona
               sostanza il giudice utilizza argomentazioni strettamente tecniche
               per motivare il decreto che dispone il processo ma corregge, rive-
               de, rimodula il tiro delle accuse rendendolo meno gravoso.
               Non sono messe in discussione alcune condotte come per esem-
               pio la creazione di discariche di rifiuti velenosi mentre, invece,
               pare ci siano alcune carenze sul profilo del nesso di causalità o
               su quello che profila il dolo per tutti, indistintamente. Nessun
               dubbio, invece, sul fatto che vi siano state, da un lato, condotte
               omissive sui controlli da parte delle aziende che hanno occupa-
               to il sito di Bussi ma dall’altro anche condotte attive (dunque
               consapevoli, e per questo dolose) nel preparare e redigere piani,
               relazioni e altra documentazione (falsificata) che aveva il solo
               scopo di limitare all’esterno la reale portata e la gravità dell’av-
               velenamento in corso.
               La certezza che Ato e Aca sapessero è riposta in una serie di
               documenti ufficiali. Missive regolarmente recapitate e protocol-


                                                           SILVÆ - Anno VII n. 15/18 - 165
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