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Bussi, la discarica di veleni più grande d’Europa


                    ferroviaria di Bussi sul Tirino che nel corso di molti decenni
                    sarebbe stata la tomba di un numero imprecisato di sostanze tos-
                    siche per quasi 250.000 tonnellate contenute in rifiuti e scarti
                    industriali.
                    Una pratica molto “antica” se è vero che molte delle sostanze
                    originariamente “palabili”, cioè a metà fra stato liquido e solido,
                    furono ritrovate cristallizzate. La scoperta di quella che è stata
                    definita una bomba ecologica a due passi dal fiume Aterno-
                    Pescara e dello storico polo industriale è stata portata alla luce,
                    nel 2007 dalla Forestale di Pescara guidata dal comandante
                    Guido Conti. A guidare le indagini il Pubblico Ministero di
                    Pescara Aldo Aceto. Ad oggi, l’iter giudiziario non si è ancora
                    concluso.
                    Le indagini iniziano nel 2006. In questo tempo sono avviate
                    ricerche ed effettuate analisi sul terreno e nei vicini corsi d’acqua
                    e più volte i tecnici dell’Arta sono rimasti letteralmente allibiti
                    dal livello di inquinamento e dalla moltitudine di sostanze alta-
                    mente tossiche rinvenute. Le sostanze interrate, mischiate ai ter-
                    reni che sono stati inquinati da questi materiali, per effetto delle
                    piogge avrebbero ceduto lentamente gli inquinanti al fiume per
                    arrivare al mare. È tuttavia noto che già da anni le numerose
                    analisi effettuate sul fiume e alla foce del Pescara evidenziavano
                    la presenza di stranissimi e allarmanti elementi chimici molto
                    pericolosi. L’odore dei solventi interrati nel momento in cui le
                    ruspe hanno cominciato a scavare per avere la prova definitiva,
                    secondo le persone presenti, era avvertibile anche oltre 20 metri
                    di distanza rendendo necessario l’uso delle mascherine.
                    In quel terreno dei veleni furono rilevate abbondanti tracce di
                    cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroeti-
                    lene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadieni, tetraclorometano,
                    composti organici clorurati, composti organici alogenati, idro-
                    carburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffi-
                    nici, tricloroetilene, tetracloroetilene, triclorobenzeni. A rivelarlo
                    le analisi richieste da Rifondazione comunista e dal Wwf davan-
                    ti all’inerzia della classe dirigente. Il veleno riscontrato ha nomi
                    complicati ma crea semplici ripercussioni sull’organismo. Sareb-
                    bero tutti scarti di lavorazione di industrie chimiche che tuttavia
                    sono molto comuni sul territorio nazionale.


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