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Pioppicoltura a turno di taglio breve per bioenergia e fitorimedio
capacità evapotraspirativa delle piante per migliorare il bilancio
idrico sì da ridurre il movimento degli inquinanti nel profilo del
suolo. Fra le due specie in prova il pioppo ha mostrato, pur con
una variabilità fra i cloni, ritmi di accrescimento soddisfacenti e
capacità evapotraspirative migliori rispetto al salice.
D’altra parte una strategia di bonifica dei metalli sotto le con-
centrazioni soglia di contaminazione tramite la fitoestrazione
con le salicacee non sembra un’opzione applicabile consideran-
do le asportazioni modeste e i tempi, teoricamente molto lunghi,
per portare gli spot inquinati sotto tali limiti. Potrebbe essere
invece interessante l’applicazione del fitorimedio con le salica-
cee agendo sulla frazione più biodisponibile dei metalli dopo un
attenta analisi di rischio.
Esperienze di bonifica del suolo agricolo dal lindano nella
Valle del Sacco
La Valle Latina o Valle del Sacco è una regione del Lazio meri-
dionale, situata in massima parte nella provincia di Frosinone e
per un breve tratto in quella di Roma. L’emergenza ambientale
della Valle del Sacco sale alla ribalta solo dopo che nel marzo
2005 l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e
Toscana (IZSLT) riscontrò in un campione di latte di un’azienda
bovina da latte sita in Gavignano (RM), livelli di β-esacloroci-
cloesano (β-HCH) di 0,062 mg/Kg (circa 30 volte superiore ai
livelli limite di legge per la matrice considerata, ovvero 0,003
mg/kg) (Centro studi regionale per l’analisi e la valutazione del
rischio alimentare, http://195.45.99.79/csra/). L’esaclorocilcloe-
sano (HCH) e in particolare il lindano (γ-esaclorocicloesano) è
uno dei composti organoclorurati più comunemente incontrato
(Sala et al. 1999) considerato che in tutto il mondo, sin dal 1940
sono state usate approssimativamente 10 milioni di tonnellate di
HCH tecnico come insetticida (LI 1999; IHPA, 2006). Il lindano (e
gli isomeri non insetticidi α-, β-, δ-), pur non essendo più pro-
dotto ed utilizzato, continua a porre problemi ambientali e di
salute poiché biodegrada lentamente e tende ad accumularsi
nell’ambiente (Malaiyandi et al. 1982; Huhnerfuss et al. 1992).
Diversi studi dell’Istituto Superiore di Sanità (Traiana et al. 2001)
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