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Pioppicoltura a turno di taglio breve per bioenergia e fitorimedio
e di altri enti simili di molti Paesi (Spagna, India, America)
hanno confermato che gli isomeri del lindano sono presenti nella
vegetazione cresciuta su terreni inquinati ed entrano così nella
catena alimentare attraverso la catena dei grassi con grave
rischio di cancerogenesi per l’uomo. Per questo motivo a partire
dal 2005 una consistente area agricola, di circa 800 ettari lungo le
sponde del Fiume Sacco, oltre al comprensorio industriale di
circa 1000 ettari, è stata dichiarata Sito d’Interesse Nazionale per
inquinamento da lindano, assegnandone la gestione esclusiva
all’Ufficio commissariale per la Valle del fiume Sacco. La pre-
senza degli isomeri dell’HCH rilevata nei prodotti alimentari
viene messa in relazione all’attività industriale (cronicità dell’in-
quinamento), al dilavamento di terreni/manufatti contaminati
presenti all’interno del comprensorio industriale di Colleferro e
al ciclo delle acque superficiali (in prevalenza). L’inquinante si è
poi diffuso sui terreni della valle attraverso le periodiche e fre-
quenti esondazioni e la distribuzione delle acque irrigue per le
colture foraggiere.
Nell’ambito della bonifica da lindano nella Valle del Sacco il
nostro gruppo di ricerca ha svolto degli studi, sia preliminari in
laboratorio sia di applicazione in pieno campo, con l’obiettivo
di: 1) valutare l’efficienza di un intervento di rizorimedio, trami-
te l’utilizzo di diversi cloni di pioppo che abbiano mostrato
caratteristiche disinquinanti proprie o in associazione con
microrganismi; 2) ottenere una produzione di biomassa legnosa
qualitativamente e quantitativamente idonea a sostenere proces-
si di filiera di conversione energetica, in modo tale da poter offri-
re agli agricoltori un parziale indennizzo economico per l’inter-
dizione dei loro terreni dall’esercizio di attività agricole (Bianco-
ni et al. 2011).
La prima fase sperimentale dell’attività è stata condotta in labo-
ratorio con l’obiettivo la selezione di cloni di pioppi, che risul-
tassero idonei alla coltivazione ad alta densità in SRF e ad una
applicazione di fitorimedio dei suoli contaminati della Valle del
Sacco. Contemporaneamente alla selezione delle piante si sono
sperimentati diversi trattamenti sia biologici che chimici, noti
per le potenziali capacità degradative, che potessero aiutare la
pianta nell’attecchimento, nello sviluppo radicale e nella produ-
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