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Roma, potenza e simbologia: dai boschi sacri al “miglio d’oro”


                  divinità e custoditi da sacerdoti.
                  Ma anche entro Roma, soprattutto nei primi anni della fonda-
                  zione, erano presenti boschi. Il Colle Aventino, intorno al 300
                  a.C. era vestito di roveri, lecci ed allori. Sul Celio era un bosco di
                  querce ed era stato eretto un piccolo tempio consacrato alla ninfa
                  tutrice della boscaglia.
                  Fra Esquilino e Viminale sorgeva il bosco consacrato a Diana.
                  L’acquitrinoso Palatino, prosciugato da Tarquinio Prisco, fino a
                  Servio Tullio era coperto dal bosco Luperco (ossia Fauno) e da
                  questo le lupe scendevano al Tevere per dissetarsi.
                  Lo spazio tra Quirinale e Campidoglio era boscaglia e palude ed
                  era stato assegnato da Romolo all’asilo dei delinquenti e per
                  questo detto lucus asylii.
                  Intorno a Roma, poi sorgevano boschi consacrati che spesso
                  venivano utilizzati per la celebrazione di riti o per particolari
                  usi. Da porta Capena, ad esempio si incontrava il luco Came-
                  ne, ricco di fonti ove le Vestali attingevano l’acqua per le puri-
                  ficazioni quotidiane. Il bosco era ricco di pini, consacrati ai
                  Buoni Venti (Ventis bonis) ed a Nettuno, patrocinatore delle
                  pinete.
                  I sacri boschi dell’agro romano erano pubblici e tenuti in grande
                  considerazione. Ad essi si aggiungevano le selve dei privati cui
                  manteneva il precetto della conservazione e del buon governo
                  forestale. Il bosco (o luco) era considerato parte necessaria ed
                  integrante d’ogni podere anche per scopi religiosi, tant’é che la
                  parte orientale d’ogni podere doveva essere riservata a bosco e
                  consacrata a Silvano ed alle anime degli antenati.
                  L’aspetto religioso nascondeva, però, anche un secondo fine: far
                  cresce i boschi d’alto fusto. Infatti, il luco era governato a fustaia,
                  mentre il bosco profano era deciduo.
                  Il termine lucus ha un’ origine dubbia, ma con buona probabi-
                  lità deriva dalla parola “lucum” che in latino significa “apertu-
                  ra nel folto di una foresta”. Per poter consacrare un bosco era
                  necessario fare delle chiarie ove poter collocare gli altari per i
                  sacrifici.
                  Nell’antica Roma, al bosco sacro veniva riservata, infine, anche
                  la funzione, forse meno conosciuta, di confine naturale anche tra
                  popoli e Stati.



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