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Roma, potenza e simbologia: dai boschi sacri al “miglio d’oro”


                  L’albero divenuto oggetto sacro prendeva il nome della divinità
                  ed in generale quello di arbor sancta o di delubro. Il primo era in
                  genere un albero grande, fronzuto e vegetativamente robusto; il
                  secondo era un tronco annoso, privo di scorza e rami, intagliato
                  rozzamente a mò di forma umana.


                  Gli alberi sacri e simbolici


                  Il  fico ruminale (in latino:  ficus ruminalis) fu, secondo il mito
                  della fondazione di Roma, l’albero di fico selvatico nei pressi del
                  Tevere sotto il quale Romolo e Remo furono allattati dalla lupa
                  (e che secondo Livio si chiamava anche Romulare dal fondatore
                  della città di Roma).


                  La leggenda
                  La leggenda di Romolo e Remo narra che i due gemelli nacquero da
                  Marte e Rea Silvia dopo che il dio della guerra aveva posseduto con
                  la forza la giovane vestale di Alba Longa. Essendo prole illegittima,
                  i gemelli vennero quindi strappati alla madre per essere uccisi, ma
                  un servo pietoso li sottrasse a morte sicura adagiandoli piuttosto in
                  una cesta, che fu affidata alle acque del Tevere. Trasportata dallo
                  straripamento del fiume, la cesta si fermò in una pozza sotto il fico
                  ruminale, nel punto in cui la lupa sarebbe venuta ad allattarli.
                  Secondo alcune fonti, il fico si ergeva alle pendici del colle Palatino,
                  nei pressi della grotta chiamata Lupercale, mentre nell’iconografia
                  è spesso rappresentato con un picchio appollaiato sui suoi rami.


                  Etimologia
                  L’etimologia dell’epiteto “ruminale” non è chiara e su di essa fin
                  dall’antichità molti autori classici (tra gli altri Plinio il Vecchio,
                  Tito Livio, Varrone, Plutarco e Dionigi di Alicarnasso) hanno for-
                  mulato varie interpretazioni. Secondo alcuni  deriverebbe dal
                  latino “ruma” (mammella), parola che starebbe all’origine dei
                  nomi di Romolo e Remo (così come, secondo Herbig, del nome
                  della città di Roma, col significato di “prosperosa, generosa,
                  potente”); secondo altri, al contrario, il  fico prese il nome da
                  Romolo, tant’è che gli stessi autori latini lo chiamavano talvolta
                  ficus Romularis. Altri infine ipotizzano un’etimologia etrusca.



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