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Roma, potenza e simbologia: dai boschi sacri al “miglio d’oro”
Spesso si parla anche di Ercole silvano a motivo della forza
che appunto richiedesi nel loro mestiere, consistente nel
taglio, movimento e trasporto degli alberi ed anche perché in
tempo di guerra queste categorie componevano con i centona-
ri (macchinisti, pompieri e fabbricatori di tende), coi dolabrari
(squadratori ed asciatori) e con altre maestranze consimili il
treno delle legioni delle legioni.
Silvano era anche il Dio della selvicoltura: veniva rappresen-
tato con una pianticela di cipresso, fornita di radici, posta nella
mano. La coltivazione del cipresso, infatti, godeva d’una par-
ticolare protezione delle leggi ed era assai studiata e diffusa
dai Romani.
Un breve elenco dei boschi sacri dell’antica Roma
Lungo la Via Appia si protraevano i sacri boschi boschi della
dea Egeria e delle Muse. Era la c.d selva Aricina in prossimità
del lago di Nemi. Lungo la Via Salaria sorgeva il luco della dea
Laverna, protettrice dei malandrini e dei ladri.
A poca distanza da Ostia vi era il luco Semele. Lungo la via
Campana, alla destra del Tevere ed a cinque miglia da Roma,
era posto il luco della dea Dia. Sulla via Nomentana, fuori
della porta Canicula sorgeva il luco della dea Robigina; sulla
via Laurentina, a sei miglia da Roma vi era il luco del dio Ter-
mine.
Entro Roma antica si ricordano il colle Aventino, coperto di
querce da rovere, lecci ed allori. Sul monte Celio vi era un
bosco di querce. Ai piedi dell’Esquilino stava il luco Mefite e
quello di Giunone Lucina. Fra l’Esquilino ed il Viminale vi era
un bosco consacrato a Diana. Il monte Gianicolo presentava
un bosco così come il Palatino, coperto dal bosco Luperco.
Presso la porta Libitinia vi era l’omonimo lucus il cui boscame
era riservato per costruire feretri e roghi.
Presso la Nomentana stava il bosco Petelino, mentre presso la
porta Carmentale (ora porta del popolo) vi era il luco di Anna
Perenna. Fuori doi porta Nevia (oggi S. maria Maggiore, sor-
geva la selva Nevia.
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