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Roma, potenza e simbologia: dai boschi sacri al “miglio d’oro”


            La sacralità del fico
            Ad ogni modo, fin dall’antichità il fico fu collegato alla fonda-
            zione di Roma e considerato un  albero fausto; era venerato
            soprattutto dai pastori, che vi si recavano con offerte di latte. Più
            tardi vennero create due nuove divinità, Jupiter Ruminalis e
            Rumina.
            Sebbene il fico ruminale fosse in origine solamente quello in riva
            al Tevere presso il quale si era fermata la cesta con i gemelli
            abbandonati, nel corso dei secoli successivi e fino in epoca impe-
            riale altri alberi di fico furono oggetto di venerazione, talvolta
            con l’epiteto di “ruminale”.
            Tra questi il fico navio (ficus navia), che secondo la leggenda
            sorse spontaneo in un luogo colpito da un fulmine (Plinio, Nat.
            Hist. 15.77) oppure nacque da un virgulto del fico ruminale ivi
            piantato da Romolo. Lo stesso albero sarebbe poi stato trasferito
            dal sito originario al Comitium, nei pressi di una statua dell’au-
            gure Atto Navio dal quale prese il nome.
            Se Tito Livio afferma che nel 296 a.C. gli edili Gneo e Quinto
            Ogulnio avevano eretto ad ficum ruminalem un monumento che
            rappresentava i gemelli e la lupa, Ovidio racconta che alla sua
            epoca (43 a.C. - 18 a.C.) del fico non rimanevano che le vestigia.
            Plutarco e Plinio (Naturalis Historia 15.77) narrano invece che
            un  fico fu piantato nel Foro Romano in quanto ritenuto di
            buon auspicio, e che ogni qual volta la pianta moriva veniva
            prontamente rimpiazzata con una nuova. Tacito aggiunge (Ann.
            13.58) che nel 58 d.C. l’albero ruminale iniziò a inaridire: ciò fu
            visto come un cattivo presagio, ma la pianta risorse con gran sol-
            lievo della popolazione.

            Il foro romano oggi


            Della vegetazione originaria, oggi, non è rimasto nulla, anche
            perché tutta la zona del Foro romano, Colosseo e Circo Massimo
            ha subito nel corso dei secoli pesanti interventi e modifiche.
            Già in epoca romana i Fori sono stati più volte oggetto di rima-
            neggiamenti ed ingrandimenti, ma l’assetto originario degli edi-
            fici e degli assetti urbanistici, dopo la caduta dell’impero, ha
            risentito dell’abbandono e delle spoliazioni e dei vari cambia-


                                                            SILVÆ - Anno VI n. 14 - 287
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