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I boschi e la selvicoltura nel territorio Chietino del Parco Nazionale della Majella


                  guito nelle limitrofe faggete del Comune di Pennapiedimonte. Successiva-
                  mente, nel triennio 1957-59, la stessa tipologia di taglio fu estesa al setto-
                  re superiore dell’ampia dorsale boscosa che da “Monte Rotondo” sale al
                  “Campanaro”.
                     La sua particolarità consiste nella matricinatura che, unica nel suo
                  genere (non se ne hanno notizie al di fuori della Maiella, dove invece è
                  riscontrabile anche nei Comuni di Pennapiedimonte e Rapino), non è
                  uniformemente distribuita nel ceduo ma concentrata in gruppi che inclu-
                  dono da un minimo di 5 ad un massimo di 20 matricine (polloni), più fre-
                  quentemente 15. Inoltre la loro disposizione sul terreno risulta tanto geo-
                  metricamente accurata da rendere all’osservatore esterno l’idea della
                  “scacchiera”.
                     Attualmente nelle situazioni migliori il numero delle matricine è di 80
                  per ettaro, mentre i polloni sono circa 2.500 per ettaro, tutti di rispettabi-
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                  li dimensioni, per cui ne risulta una provvigione unitaria di 130 m circa,
                  dati per un terzo dalle matricine e per due terzi dai polloni. Sul versante
                  “Gravetta”, su suoli superficiali a pietrosità diffusa, a pendenza molto
                  accentuata, orientati a Nord, soggetti a gelate precoci e tardive e frequenti
                  tempeste di vento, le matricine sono più numerose (in media 155/Ha) ma di
                  dimensioni esigue, specie in prossimità della cresta di “Sferracavallo”,
                  come i polloni (in media 1.400/Ha), con una provvigione media unitaria di
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                  80m /Ha. Qui le matricine producono poco più del 50% della massa legno-
                  sa presente, mentre nei settori meno favorevoli la provvigione è più netta-
                  mente a carico delle matricine (65% contro il 35% dei polloni).
                     Le matricine sono quasi tutte di origine agamica e disetanee con scala-
                  rità di circa 30 anni, di poco superiore all’età media dei polloni del ceduo,
                  utilizzato per l’ultima volta nella prima metà degli anni ‘50 sul versante
                  “Gravetta” e verso la fine dello stesso decennio sul versante del “Cam-
                  panaro”. I loro fenotipi sono spesso di buon pregio con altezze medie
                  prossime ai 17-18 m e comunque quasi sempre assimilabili agli esemplari
                  delle fustaie appartenenti alle medesime classi diametriche.
                     In Comune di Pennapiedimonte queste strutture si ritrovano soprat-
                  tutto nella “Valle di Selvaromana”. La loro provvigione totale ammonta
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                  a m 33.014. La provvigione unitaria media equivale a 127 m /Ha, ma
                  nelle situazioni migliori, quando il numero delle matricine per ettaro si
                  aggira intorno a 200 ed i polloni del ceduo sono più di 2000, la provvigio-
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                  ne per ettaro aumenta fino a 150 m /Ha. In tali buone situazioni la prov-
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                  vigione unitaria è rappresentata per circa 2/3 (100 m ) dalle matricine e
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                  per circa 1/3 (50 m ) dai polloni. Al contrario, nelle localizzazioni meno
                  favorevoli, dove il numero delle matricine si abbassa notevolmente, il
                  rapporto provvigionale tra queste e i polloni tende a equilibrarsi rag-


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